1494: la prima guerra d’Italia, Alessandro VI contro Carlo VIII di Francia.

La formazione della Lega Santa

Dopo aver visto in un precedente articolo (clicca qui) i provvedimenti e le manovre che Papa Alessandro VI mise in atto per consolidare il suo papato, nel 1494 dovette affrontare la prima crisi che avrebbe potuto privarlo dell’anello piscatorio. Una guerra è quasi sempre il culmine di una serie di cause ed eventi. Tutto ebbe inizio quando il predecessore di Papa Alessandro, Innocenzo VIII, a causa del mancato versamento dei Denari Sancti Petri scomunicò re Ferdinando I di Napoli concedendo il titolo di sovrano di Napoli a Carlo VIII di Francia, sebbene Innocenzo prima della sua morte assolse Ferdinando; nel 1492 (per saperne di più su questo importante anno clicca qui) morì Lorenzo de’Medici, figura di spicco nel panorama politico italiano che da anni manteneva la pace tra gli stati italiani e le potenze estere, sforzi che gli procurarono l’appellativo di “ago della bilancia”; Carlo VIII, inoltre, Carlo-VIII-232x300reclamava il titolo di re di Napoli per diritto ereditario; in ultimo, la sua calata in Italia era appoggiata dalla famiglia Sforza di Milano (inizialmente), nella persona di Ludovico “il moro”, dal duca Ercole I di Ferrara, dal cardinale Giuliano della Rovere, acerrimo nemico del Borgia, e altri cardinali che si unirono ai francesi non appena la minaccia della deposizione papale e dell’invasione di Roma si fece seria. Questo crogiolo di cause ed eventi culminò nella prima guerra d’Italia, gli obiettivi della guerra erano: esplicitamente, la rivendicazione dell’usurpata corona di Napoli, implicitamente la deposizione di Alessandro VI al fine di favorire il della Rovere come nuovo pontefice, che avrebbe avallato le mire francesi.

Carlo VIII giunse in Italia i primi giorni di settembre del 1494. Pose il suo accampamento ad Asti dove i suoi alleati italiani lo raggiunsero. La notizia si diffuse in tutta la penisola e i nemici di Alessandro VI entrarono in azione, le famiglie Colonna e Savelli occuparono la rocca di Ostia. Da un documento reperito all’archivio di stato di Perugia, Alessandro VI notificò al magistrato perugino, il 25 settembre 1494, la presa della rocca e, non essendo più in grado di tollerare le loro insolenze, di aver deciso di ricorrere alle armi; ordinò che la città di Perugia inviasse almeno mille fanti e cinquanta cavalli armati alla leggera (clicca qui per vedere il documento).

L’esercito francese continuò la sua discesa in Italia. Firenze, governata dal figlio di Lorenzo il Magnifico, che poteva tentare di frenare l’avanzata di Carlo, per paura di vedersi rasa al suolo dai potenti cannoni francesi e fomentata dalla predica velenosa del frate Girolamo Savonarola, contro Papa Borgia e la corruzione del Vaticano, lasciò passare indisturbato l’esercito francese, senza che però questi ricambiassero il favore, abusando delle donne e saccheggiando. Questo episodio fece comprendere ai fiorentini che la famiglia Medici non era più capace di garantire la pace a Firenze, ragion per cui venne proclamata la repubblica.

I francesi erano alle porte di Roma, che varcarono il 31 dicembre 1494 con il placet del papa. Nonostante l’accordo pacifico dell’ingresso in città le truppe francesi ripeterono gli episodi di Firenze. Alessandro VI temendo la riunione di un consiglio composto da tutti i regnanti d’Europa al fine di deporlo, accordò a Carlo VIII il permesso di continuare la marcia verso Napoli per reclamarne il trono. Oltre al permesso di attraversare lo Stato Pontificio, gli concesse come ostaggio lo shahzadeh Djem, fratello del padishah Bayezid II “il giusto” imperatore degli Ottomani, e suo figlio, il cardinale Cesare Borgia, formalmente come legato pontificio che avrebbe incoronato Carlo VIII re di Napoli, ma sostanzialmente come ostaggio per garantire che il Papa non avrebbe tentato sortite contro l’esercito d’oltralpe. A fine gennaio del 1495 Carlo VIII alla testa dell’esercito lasciò Roma con destinazione Napoli; accampatisi a Velletri, il cardinal Borgia riuscì a dileguarsi, rifugiandosi a Spoleto, facendo infuriare il re francese (clicca qui per vedere il documento che parla della fuga del Borgia).

La marcia proseguì senza Cesare Borgia, Carlo giunse a Napoli, che la corte aragonese aveva prontamente abbandonato prima dell’arrivo del francese, venne così incoronato re di Napoli.

Mentre Carlo si sistemava alla corte di Napoli, Papa Alessandro sfruttò il prezioso tempo che aveva per intessere una tela di alleanze in chiave antifrancese, in pochi mesi riuscì ad unire: Stato Pontificio, Sacro Romano Impero, Spagna, Venezia, Ducato di Milano e tutti gli altri ducati d’Italia che formarono la Lega Santa. Per via diplomatica l’Italia, per la prima volta da secoli, era unita contro un nemico comune: la Francia. La costituzione della lega è testimoniata da un documento, dell’archivio di stato di Perugia, del 6 aprile 1495 (clicca qui per vedere il documento).

Sul finire di Maggio del 1495 la casata aragonese si rifece viva in Campania, che oltre le pressioni della Lega Santa, costrinse Carlo alla ritirata. Ritirata che si lasciò dietro una scia di violente battaglie, il Pontefice per timore di altre invasioni alla città eterna, e nei confronti della sua persona, si ritirò dapprima ad Orvieto, come si evince da un documento del 25 maggio 1495 in cui notificò al magistrato perugino che si sarebbe recato ad Orvieto con il Sacro Collegio per “abboccarsi” con Carlo re di Francia e per tale ragione ordinò che fossero mandate in quella città quante più vettovaglie possibili; comunicò altresì di aver assegnato questa speciale incombenza al’arcivescovo di Trani governatore di Perugia suo nipote e a Domenico Caprarica chierico di Camera (clicca qui per vedere il documento). Dopo Orvieto, sempre per sfuggire al confronto con il re francese si rifugiò a Perugia, come citato da una pergamena del 13 giugno 1495 in cui si dice che in occasione della suo arrivo a Perugia, Alessandro VI avrebbe confermato il magistrato nel suo ufficio per un altro semestre (clicca qui per vedere il documento).

Con queste abili mosse Papa Alessandro riuscì a sfuggire e a dissolvere la cospirazione ordita dalla Francia e dai suoi nemici, salvando così il suo papato. Nella sua ritirata Carlo VIII combatté la battaglia di Fornovo che vide perdite sia tra le fila francesi che tra le fila della Lega Santa, il francese e il suo esercito tornarono in Francia, l’Italia, per il momento, era salva dalla minaccia francese.

Ciò che è interessante comprendere è la capacità di Papa Alessandro VI come diplomatico e politico, che facendo credere di essere favorevole inizialmente a riconoscere le pretese del re francese sul trono di Napoli, sfruttò il tempo guadagnato per unire incredibilmente contro un nemico comune gli stati italiani che si davano battaglia da tempo immemore.

Prossimamente si continuerà l’analisi sul papato del Borgia, analizzando degli episodi che mutarono la scena politica italiana ed europea.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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