Constitutio Deo auctore

Deo auctore: Hocque opere consummato […] cum ex paucis et tenuioribus relevati ad summam et plenissimam iuris emendationem pervenire properaremus et omnem Romanam sanctionem et colligere et emendare et tot auctorum dispersa volumina uno codice indita ostendere, quod nemo neque sperare neque optare ausus est, res quidem nobis difficillima, immo magis impossibilis videbatur. Sed manibus ad caelum erectis et aeterno auxilio invocato eam quoque curam nostris reposuimus animis, deo freti, qui et res penitus desperatas donare et consummare suae virtutis magnitudine potest […] Omnibus auctoribus iuris aequa dignitate pollentibus et nemini quadam praerogativa servanda, quia non omnes in omnia, sed certi per certa vel meliores vel deteriores inveniuntur. Sed neque ex multitudine auctorum quod melius et aequius est iudicatote, cum possit unius forsitan et deterioris sententia et multos et maiores in aliqua parte superare […]. Nullis iuris peritis in posterum audentibus commentarios illi adplicare et verbositate sua supra dicti codicis compendium confundere: quemadmodum et in antiquioribus temporibus factum est, cum per contrarias interpretantium sententias totum ius paene conturbatum est […] (a. 530).

Terminata l’opera di redazione del codice […] e sollevato così dal lavoro più leggero e meno impegnativo, ci affretteremo a pervenire alla più ampia e completa revisione del diritto, a raccogliere e correggere tutto il diritto romano e a mostrare, inserito in un solo codice, ciò che è disperso nei volumi di tanti autori. Questa impresa, che nessuno ha mai osato sperare o desiderare, sembrava anche a noi difficilissima, anzi addirittura impossibile. Levate, però, le mani al cielo ed invocato il soccorso divino, ricacciammo ogni preoccupazione dal fondo dell’animo nostro, confidando in Dio, che, per la grandezza della sua bontà, può concedere di portare a termine anche le imprese più disperate […]. È da riconoscere pari dignità a tutti i giuristi e a nessuno di essi è da riservare una qualsiasi preferenza, poiché ognuno potrà essere trovato migliore o peggiore non in tutto, quanto piuttosto relativamente a questa o a quella materia. Né un’opinione sia giudicata migliore e maggiormente equa a seconda del numero di autori che la condividono, giacché può accadere che, per avventura, il parere di uno, anche dei meno prestigiosi, sia da preferire, in qualche caso, a quello espresso da molti, compresi i più autorevoli […]. Nessun giurista osi in futuro fare commentari (al Digesto) e offuscare la sintesi dell’opera con la sua verbosità, come avvenne in tempi passati, quando tutto il diritto rimase completamente confuso a causa delle discordi opinioni degli interpreti […].

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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