Associazione per delinquere scoperta nell’agro palermitano

Regio Ispettorato Generale di P.S. per la Sicilia

L’anno 1938, addì 16 del mese di luglio in Palermo […]:
Nonostante tutte le ondate di provvedimenti di polizia e giudiziari più o meno energiche
ed a proporzioni più o meno vasta, che si sono susseguite, l’organizzazione criminosa,
conosciuta da secoli in Sicilia ed altrove sotto il nome generico di “mafia”, ha sempre
resistito a tutti i colpi e non ha mai cessato realmente di esistere. […] Questa sua indubbia
esistenza nell’isola, e diciamo anche all’estero, non è stata mai astratta o immaginaria, ma
reale, evidente, palpitante e da tutti sentita, vista e temuta. […] Ed infatti troviamo un primo
obiettivo riscontro della sua piena efficienza delittuosa nel carcere di Palermo, dove nel
1930-1931 si trovavano ancora detenuti gli associati della mafia della piana dei Colli.
Quella mafia, che con i suoi conflitti feroci e cruentissimi aveva inondato di sangue e riempito
di cadaveri anche le principali vie di Palermo, per il predominio conteso fra i famosi gruppi
GRILLO-GENTILE, e che costituita da elementi vecchi e nuovi, avrebbe voluto capitanare il
famoso Arturo Mingoia, sotto il titolo di “Nuova Sicilia”.
Costituitesi le basi nello stesso carcere della fiorente organizzazione che non aveva di
mira, come potrebbe sembrare, di sostituire la vecchia, e dimessi dal carcere man mano gli
associati delle vaste retate, non poteva mancare, e non mancò difatti, un nuovo conflitto tra il
Mingoia e Scrima Salvatore, il cui epilogo fu il noto processo già discusso alla Corte di Assise
di Palermo. Sopraffatto e invigliacchito per l’attentato alla sua vita, l’Arturo Mingoia,
nonostante la sua pericolosità e l’incondizionato appoggio che gli proveniva dal famoso Grillo,
suo suocero, svelò allora in parte i fatti, che ritenne conveniente far noti, alla polizia e fuggì
dalla Sicilia, stabilendosi a Napoli. [….] dopo un periodo relativamente breve di tranquillità
apparente e niente affatto rappresentativa delle reali condizioni di sicurezza pubblica, si
constatarono con ritmo progressivamente accentuato diversi episodi tipici della mafia, che non lasciavano alcun dubbio sulla piena riorganizzazione di essa e sulla prontezza ad
insorgere come e più di prima, con nuovi e feroci delitti per smisurate rappresaglie e vendette.
Si constatò, poi, che dall’episodio singolo e dal delitto isolato comune si passò ben presto alla
forma delinquenziale specifica dell’isola, con latitanti raminghi e bande armate che agivano
alla dipendenza o per conto di determinati gruppi di mafia, i quali col delitto miravano a
riconquistare il prestigio di un tempo, già scosso dalle operazioni di polizia e dalla lotta
dichiarata dal governo contro le parassitarie organizzazioni. […]
Dopo opportuno esame della situazione e ponderato studio sui mezzi da impiegare, nel
settembre 1933, istituivasi il Regio Ispettorato Generale di P.S. (polizia di Stato) per la Sicilia,
organo speciale ed autonomo, mobilissimo e tecnico, dotato di attrezzatura moderna e
composto con forza mista dell’Arma e della P.S., che cominciò la sua azione con sistema
originale e con direttive del tutto nuove. […] agivano in tutta l’isola con piena libertà di
movimento e senza alcuna limitazione territoriale, appunto per avere un preciso quadro
d’insieme della situazione e dell’attività dei vari gruppi di mafia già esistiti e riorganizzati, per
colpirli in pieno […].
Le condizioni più allarmanti della Sicilia […] erano quelle della provincia di Trapani e
principalmente nei paesi di Vita e Salemi, dove la mafia, mai attaccata in profondità nel
passato, aveva più che altrove perpetrati ferocissimi delitti ed imperava con tutti i suoi quadri
al completo. Con azione rapida e precisa, il Regio Ispettorato accertò in quella zona, infetta e
ritenuta un vero anacronismo in questi tempi di risanamento sociale, l’esistenza di una vasta
associazione di malfattori e procedette alla denunzia di 130 di essi, responsabili di vari efferati
delitti, il cui processo si trova in atto in discussione innanzi la Corte di Assise di Messina. […]
il Regio Ispettorato riuscì ad accertare le fila attivissime di altra organizzazione
criminosa a carattere interprovinciale detta “abigeataria”, perché principalmente
potenziata dal cespite delittuoso delle rapine e dei furti aggravati di animali, che da diversi
anni paralizzavano l’economia agricola della regione, arricchendo i sodalizi criminosi e dando
ad essi motivo di sviluppo e di crescente influenza. […] Condotta a fondo la importante
operazione, principalmente nelle provincie di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta,
con la denunzia di circa 300 associati che sono in atto sottoposti a giudizio, e tolti dalla
circolazione numerosi dei più temuti latitanti, specializzati in abigeati e pronti sempre a venire
a conflitto a fuoco con la forza pubblica, si ebbe nell’isola ancora una volta una generale
tranquillità. […] Cessato l’abigeato, tipico delitto a fonte di lucrose speculazioni da parte della
mafia, nella speculazione stessa e nel lucro sempre più affratellata, a confermare quanto già aveva accertato il Regio Ispettorato, valsero le indagini relative alla brigantesca
aggressione dell’autocorriera S. Biagio Platani-Casteltermini, che, col sequestro dell’intera
ingentissima refurtiva, portarono fermamente ed incondizionatamente a stabilire la
ricostituzione dei gruppi in piena regola in diversi comuni della provincia di Agrigento:
gruppi che avevano da tempo ripresa l’attività criminosa ed agivano oltre i confini comunali,
quasi del tutto indisturbati e quel ch’è peggio, insospettati. […] risultò ancora che la mafia era
organizzata in Sicilia in forma settaria sulla falsa riga della massoneria e che i vari gruppi dei
singoli comuni prendevano il nome di “famiglie”, rappresentati per ogni provincia da una
capo che teneva i rapporti financo con filiali esistenti all’estero, e che erano, ed
evidentemente sono, in relazione col fuoruscitismo.
[…] Più che altrove, il sintomatico ritorno ai furibondi conflitti di un tempo, si notò
ancora in provincia di Trapani, con speciale intensità nel comune di Gibellina, dove, dal
bandito Ponzio Salvatore, veniva ucciso il noto capo mafia Saro Pirrello. […] L’uccisione
del Saro Pirrello a Gibellina, che era stato desposta del famoso ex feudo “Pietra” di proprietà
De Lorenzo, con gli altri susseguiti episodi connessi, e quella di Peppino Crivello nella piana
dei Colli, che, vecchio santone, era ritornato ad esercitare il proprio dominio nel fondo
“Amari” di Cardillo: con le altre manifestazioni di mafia in diretta relazione che l’avevano
preceduta e seguita, fornivano all’Ispettorato Generale ancora altra più tangibile prova del
pericoloso risveglio nella parte occidentale della Sicilia della mafia, che, per la sicurezza e la
libertà dei cittadini, non ammetteva ritardo né incertezza, per una concreta, profonda,
organica e salutare azione epuratrice. […] Nonostante le misure di prevenzione adottate, la
furia dei reati gravi continuava: in città si perpetravano rapine a mano armata anche a
domicilio per opera di malfattori che assumevano la qualifica di agenti di P.S.: in territorio di
Monreale si segnalava la presenza di un gruppo di latitanti che agiva criminosamente in larga
scala, e, riservatamente risultava oltre che l’acuirsi di quella lotta intestina già accennata,
perfino la scomparsa di individui e la consumazione di diversi reati a scopo di rappresaglia,
neppure denunziati. […] già indubbiamente accertato che la mafia, che non è un
semplice stato d’animo o un abito mentale, ma diffonde l’uno e l’altro da una
base di piena organizzazione, suddivisa in cosidette “famiglie” e in “diecine”con
“capi o rappresentanti” regolarmente eletti e con i “fratelli” sottoposti ad un
giuramento di indiscussa fedeltà e di segretezza, prestato sul proprio sangue
fuoriuscito da un dito punto da uno spillo ed in forma solenne, riprendeva la sua via
di agire criminosamente, e di tentare ancora una volta l’inquinamento di ogni branca dell’attività pubblica ed economica della regione. […] molti degli esponenti maggiori della
mafia dell’agro palermitano, che erano stati parzialmente colpiti dalle azioni repressive,
trovandosi nel 1930 nel carcere di Palermo, non erano stati moralmente e finanziariamente
assistiti dagli altri molto notori capi che, per ragioni varie donde non esulavano intrighi e
inframmettenze, erano riusciti a rimanere esclusi da qualsiasi provvedimento di polizia e di
giustizia. I colpiti, e tra questi il Mingoia, genero del Grillo famoso, ritennero e forse non a
torto che gli sfuggiti, come i capi della provincia di Trapani, per salvarsi, avevano tradito i
compagni asservendosi alla polizia o comunque fatto “li sbirri e l’infami”, e di
conseguenza avevano deciso di riorganizzare le fila della mafia, escludendo da esse coloro che
avevano coperto i posti di comando e che non erano ritenuti più fedeli alle regole del segreto
sodalizio.
Fra i traditori o comunque indegni, furono principalmente considerati i fratelli
MARASÀ, noti capoccia della mafia di ogni tempo, con la loro rocca forte di Boccadifalco, e,
dentro lo stesso carcere fu organizzato contro di essi un abigeato di diversi animali bovini, e
fatto eseguire per sfregio da sicari rimessi in libertà, tanto per dare il noto “avvertimento”
dell’aperta ostilità. […] Le vaste conoscenze (dei fratelli MARASÀ) in ogni ceto sociale, i
rapporti più che saldi che li legavano ai più pericolosi e bassi strati della delinquenza, le
vantate protezioni politiche e titolate del tempo passato e la imponente posizione
economico-finanziaria di oltre un trentennio di mafia, tutto insomma, fu agevole ai fratelli
Marasà per alzare la voce e costituirsi dei gruppi di delinquenti più temuti alla loro diretta
dipendenza in asservimento completo per contrastare e sopraffare gli avversari che avevano
determinato contro di essi rappresaglie e più fredde vendette. […]

23 Feb 1928

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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