Codificazione commerciale: il codice del 1882

Il Codice del commercio, nella sua nuova redazione, fu definitivamente approvato
nell’ottobre 1882 ed entrò in vigore l’1 gennaio 1883.
Il dibattito per l’introduzione del nuovo Codice si era dipanato, dunque, tra mille
discussioni. Tuttavia, una volta varato si presentò nel panorama giuridico europeo come un codice completo, ricco, articolato. Nessun istituto era tratto fuori dalla nuova disciplina: dalla cambiale, all’assicurazione, al fallimento. Com’è stato esattamente osservato, il nuovo Codice si presentava “a buon diritto, come un modello, che avrebbe riscosso al di fuori d’Italia un notevole successo di immagine: quasi fosse un riscatto di una scienza italiana per il passato influenzata troppo dalla tradizione francese. Nel 1882 l’Italia del diritto commerciale celebrava il suo affrancamento da modelli stranieri”.
Il Codice disciplinava minuziosamente ogni istituto. Nel libro I era contenuta la
regolamentazione degli atti del commercio, costituiti dal complesso delle operazioni che, se esercitate abitualmente, attribuivano al soggetto la qualitas di commerciante. L’abolizione delle corporazioni aveva infatti eliminato la necessità per coloro che volessero dedicarsi alla mercatura d’iscriversi nella cd. matricula mercatorum.
Seguiva la disciplina delle società e delle associazioni commerciali, la regolamentazione dei titoli di credito, dei contratti commerciali (riporto, conto corrente, mandato commerciale etc.)
Nel libro II trovava spazio la disciplina del diritto commerciale marittimo, nel libro III il fallimento dell’imprenditore, nel libro V l’esercizio delle azioni commerciali e della prescrizione commerciale.

Naturalmente era evidente che le basi fondanti del Codice di commercio fossero
radicalmente diverse rispetto a quelle del Codice civile. Laddove, infatti, il primo trovava il proprio centro di gravità nella proprietà e nella tutela, in particolare, della proprietà immobiliare, il codice di commercio si dimostrava incentrato sulla tutela del patrimonio mobiliare, e, giuridicamente, sul contratto: lo strumento più dinamico per realizzare le esigenze del mercato.
Libertà di commercio, flessibilità del mercato, capacità di valorizzazione della ricchezza mobiliare divenivano i nuovi perni della disciplina giuridica. Tuttavia, essi trovavano anche un adeguato temperamento nel riferimento alla buona fede, ai principi di tutela dell’affidamento, necessari per creare fiducia nei mercati e, garantire, traffici commerciali adeguatamente sicuri. La scelta di optare per un sistema di diritto privato non unificato rispondeva dunque alla diversità dei principi ispiratori del diritto civile, da una parte, e del diritto commerciale, dall’altro.
Questa tendenza, non meramente classificatrice, ma ispirata a principi giuridici e politici di rilevante importanza, fu propria della scienza italiana e caratterizzò lungamente il suo corso.
Soltanto nel 1942, nel pieno del fascismo, la visione ottocentesca fu superata e nel codice, ora civile, trovò spazio anche la disciplina delle obbligazioni e dei contratto (libro IV) e del lavoro (libro V). Era il punto di approdo di una visione diversa e rinnovata del diritto dei privati.

FONTI:

  • P. ALVAZZI DEL FRATE, Il costituzionalismo moderno. Appunti e fonti di storia delle costituzioni, Torino 2007;
  • M. ASCHERI (a cura di), Lezioni di storia delle codificazioni e delle costituzioni, Torino 2008;
  • ASQUINI, “Codice di commercio”, in Enciclopedia del diritto, VII, Milano 1960;
  • P. CAPPELLINI e B. SORDI (a cura di), Codici: una riflessione di fine millennio, Milano 2002;
  • M. CARAVALE “Perché mai il diritto privato è ancora diviso in due campi, il civile eil commerciale?”, in Negozianti e imprenditori, Milano 2008;
  • G. TARELLO G., Le ideologie della codificazione: dal particolarismo giuridico alla codificazione napoleonica, I, Genova 1969;
  • R. TETI, Codice civile e regime fascista: sull’unificazione del diritto privato, Milano 1990;

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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