Dal diritto comune al diritto statuale

Il nuovo orizzonte politico e religioso (come si è visto con la riforma luterana e la nascita delle chiese nazionali clicca qui) dischiusosi agli albori dell’età moderna produsse rilevanti conseguenze sul piano giuridico. L’affermazione di uno Stato moderno, fondamentalmente laico ed accentrato, implicava una gestione politica autocratica ed esclusiva. In altri termini, nella nuova dimensione politica moderna, lo Stato era chiamato ad essere il produttore esclusivo ed autoritario del diritto. La lex, frutto della volontà sovrana, era chiamata a diventare l’unica ed indiscutibile fonte del diritto. All’infuori dell’ambito legislativo, qualsiasi altra fonte del diritto, per poter dirsi giuridicamente rilevante, avrebbe richiesto un formale atto di ricezione da parte del Sovrano. L’ordinamento giuridico dell’età moderna, lungi dal continuare a porsi come autentica riserva di norme da conservare ed interpretare ad opera di giuristi e sapienti, si imponeva quale frutto della volontà assoluta di un sovrano capace, nei confini del proprio Regno, di legiferare, ossia di produrre norme giuridiche cogenti per i propri sudditi. E proprio per realizzare i propri scopi, il sovrano assoluto, detentore di ogni potere, ritenne necessario organizzare una direzione centralizzata degli affari pubblici, creando una rete di suoi fidi e diretti collaboratori strutturati secondo una schema gerarchico. La costituzione di questi apparati pre-burocratici, in grado di governare e di operare in nome del Re, fu un momento essenziale per il potenziamento delle strutture monarchiche.
Allo stesso modo, anche il potere professionale e corporativo dei giuristi, fino a quel momento, del tutto autonomo ed indipendente dall’autorità monarchica, risultò, nel processo di riorganizzazione complessiva dello Stato, assorbito nella nuova dimensione statuale. L’attività libera ed, almeno formalmente, autonoma dal potere, svolta dai giuristi medievali fu oggetto di una profonda e radicale trasformazione. Confluito nell’apparato pubblico e sottoposto alle dipendenze ed al controllo del Sovrano, il potere dei giuristi fu istituzionalizzato finendo per operare, per lo più, all’interno di organismi facenti capo all’organizzazione statuale.


In questo quadro, una rilevanza centrale assunsero i cd. Grandi Tribunali (a cui abbiamo precedentemente dedicato un articolo clicca qui per approfondire), ossia i tribunali centrali, le grandi corti di giustizia. All’interno di essi, sedevano magistrati che erano tecnici del diritto, capaci di svolgere funzioni giurisdizionali di primissima importanza, e dotati del potere di amministrare la giustizia in nome del Sovrano.

In virtù della preparazione tecnico-legale, acquisita con gli studi giuridici, essi avocavano a sé il potere di rinvenire ed interpretare le norme da applicare ai casi concreti e di emettere sentenze che, frutto di una interpretazione ufficiale, divenivano espressione di una giustizia super partes, in grado di soddisfare tanto gli interessi privati, quanto quelli di carattere pubblico.
E’ da sottolineare che i cd. Grandi Tribunali, oltre a svolgere funzioni propriamente giudiziarie, svolgevano anche funzioni amministrative e di governo. A quelle stesse magistrature, in quanto articolazioni dipendenti direttamente dal potere sovrano, erano demandati importanti compiti in materia fiscale e di polizia. Il che concorre a far emergere in modo netto come si trattasse di strutture politiche strettamente collegate e, per alcuni versi, dipendenti dal Sovrano.
In Europa, il Parlamento di Parigi fu uno dei più eminenti tribunali: l’emblema del forte potere detenuto dai ‘legali’ nelle monarchie continentali d’antico regime. Custode, difensore ed interprete delle ‘lois fondamentales’ della monarchia francese, estendeva le sue competenze ben oltre il piano strettamente giudiziario. Il Parlamento di Parigi, infatti, non solo operava quale tribunale ordinario, ma vantava la pretesa di rappresentare l’intero popolo, e quindi di intervenire in tutti gli affari pubblici francesi.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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