Dalla curia mercatorum ai moderni tribunali di commercio

Abbiamo precedentemente analizzato i caratteri della curia mercatorum (clicca qui per approfondire), oggi approfondiremo l’argomento analizzando come dalla curia mercatorum si giunse ai moderni tribunali di commercio.

Un rito breve, poco costoso, privo di solennità si presentava in perfetta consonanza con gli interessi economici del ceto mercantile: la rapidità dei rapporti commerciali si rifletteva in un modello processuale che, spogliato dai formalismi, realizzava una giustizia aderente alla veritas facti. La curia mercatorum era il luogo in cui il ius mercatorum poteva pienamente realizzarsi e tradurre sul piano della concretezza il suo carattere di specialità, attraverso una procedura giudiziale del tutto differente da quell’ordinaria ed ispirata all’aequitas mercantile piuttosto che allo stretto diritto. I confini del ius mercatorum, e conseguentemente della procedura ‘alla mercantile’, erano segnati comunque da un imprescindibile requisito soggettivo: l’appartenenza di chi poneva in essere il negozio giuridico (il mercator) ad una corporazione mercantile (clicca qui per approfondire i modelli corporativi). La procedura sommaria trovava spazio solo per un circuito ristretto di soggetti. Si rinviava allo status, all’appartenenza alla ‘categoria’, non solo per circoscrivere l’ambito di applicazione del diritto, ma anche per indicare i destinatari della procedura sommaria. Nella curia mercatorum trovavano cittadinanza soltanto i diritti e gli interessi dei professionisti del commercio. Ma cosa accadde allorquando l’assolutismo monarchico (clicca qui per approfondire), nel proprio sforzo di accentramento dello Stato, decise di accentrare e di ricondurre a sé tutte le forme di manifestazioni della sovranità. Sappiamo che i governi monarchici iniziarono a guardare con sospetto e diffidenza a tutte le manifestazioni del particolarismo (clicca qui per approfondire il particolarismo giuridico). L’esistenza di un diritto ‘di categoria’, qual era quello mercantile, era considerato fonte di una complicazione, in aperto contrasto con i caratteri della società moderna. Ancor più pericoloso appariva poi il riflesso giudiziario di quel particolarismo.
Avrebbe mai potuto il Sovrano, sommo giudice, legittimare la funzione giusdicente della curia mercatorum?
Né poteva trascurarsi un ulteriore elemento: la materia del commercio suscitava uno straordinario interesse da parte dello Stato. I Sovrani avevano la chiara e netta percezione che l’economia fosse una chiave centrale per l’affermazione del loro potere. Dominare il mercato, disciplinarne le regole, indirizzarne lo sviluppo erano compiti appetiti da qualsiasi governo. Per realizzare tanto, era indispensabile una sensibile limitazione dell’influenza della corporazione mercantile, da tempo abituata alla gestione autonoma ed autoreferenziale del commercio. E ciò era ancor più necessario considerando lo straordinario potere che le antiche corporazioni esercitavano nell’amministrazione della giustizia, sottraendo all’ordinario corso tutte le controversie in materia commerciale.
I Sovrani francesi si resero ben presto conto dell’importanza di quella materia e reagirono istituendo un apposito tribunale, composta da giudici mercanti ma direttamente dipendente dalla Corona, competente a decidere su tutte le controversie in materia di commercio [1]. In tal senso nel 1563 un editto dell’allora Cancelliere Michel de L’Hospital fu chiaro e preciso nel prevedere la costituzione a Parigi di un nuovo tribunale competente su tutte le controversie tra mercanti per fatti inerenti all’esercizio della loro professione. Un giudice e quattro consoli, scelti direttamente tra i mercanti, avrebbero prestato giuramento innanzi al Parlamento di Parigi, ossia dinanzi al massimo organo giurisdizionale della nazione francese, e sarebbero stati legittimati all’esercizio delle funzioni giusdicenti per quattro anni. Celerità, gratuità, assenza di formalismi rappresentavano i punti chiave del nuovo rito. Una nuova giustizia veloce disegnata ad hoc per le cause commerciali sarebbe stata garanzia di prosperità ora, non solo per il ceto mercantile, ma tutto il Paese. La competenza commerciale era, in tal modo, sottratta alle magistrature locali, espressione delle antiche corporazioni, ed affidata ad una nuova struttura che era al contempo, accentrata e statale, fortemente legata alla monarchia, ma indipendente dalla magistratura ordinaria [2].
Il progetto francese ebbe discreto successo e fu imitato in diversi Paesi. Non a caso, anche nel Mezzogiorno d’Italia, nel pieno del Settecento, prendendo a modello le giurisdizioni commerciali francesi, fu istituito il Supremo Magistrato del Commercio. Fu un modo per reagire alla frammentazione del diritto creata dal particolarismo, ma si tradusse all’atto pratico in una ulteriore moltiplicazione perché si ridusse nella creazione di un ulteriore tribunale che si affiancò, e non sostituì, i precedenti. Nonostante quest’indubbio limite, quei tentativi conservano un’importanza straordinaria nella storia della nostra esperienza giuridica perché dimostrarono la consapevolezza che il particolarismo giuridico fosse un problema da superare e che lo Stato monarchico centrale ed accentrato aveva tutto l’interesse a superare quell’ostacolo per realizzare i suoi scopi ed i suoi fini.

Note:

  1. La Francia offre pertanto un esempio interessante e significativo di come i programmi assolutistici e monarchici siano riusciti a concretarsi nel precoce passaggio allo Stato della giurisdizione commerciale (avvenuto nel 1563) e nella realizzazione di una completa unificazione legislativa delle linee fondamentali della disciplina del commercio. Nel 1673 la celebre ordonnance du commerce e l’altrettanto celebre ordonnance sulla marina mercantile del 1681 furono gli strumenti legislativi attraverso cui la lucida e vigorosa politica mercantilistica di Luigi XIV riuscì ad affermarsi.
  2. Va detto che nella stessa Francia dei secoli XVII e XVIII l’opera di statalizzazione del diritto commerciale non ebbe esiti del tutto integrali. Al di là delle ordonnances restarono in vigore i molteplici usi di piazza. Fu, dunque, sul piano pratico e giurisdizionale che il modello francese riuscì ad ottenere i migliori risultati attraverso la creazione delle
    giurisdizioni consolari.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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