Genovesi a Giuseppe De Sanctis, Napoli 21 aprile 1759

“Riconosco assai bene quanta sia grande l’obbligazione che io tengo e terrò sempre con voi e col signor marchese. Ma siccome io sto molto meglio del mio male per la benignità della stagione, e dall’altra parte lo stato di mia casa con un vecchio di 86 anni, e cadente, ed un ragazzo di 8 in mano a gente straniera, e l’altre faccende mie, non mi permettono di distaccarmi troppo da Napoli; così io non sono nel grado di potermi avvalere delle graziose e generose offerte del signor marchese; al quale vi prego di fare da mia parte i più vivi ringraziamenti, e di attestargli quanto son io sensitivo al suo singolare affetto, e alla bontà che ha per me. Le vostre riflessioni economiche sono eccellenti e verissime. Noi faremo quanto possiamo per promuovere questa bella e utile filosofia: ma siamo però sicuri che i frutti non se ne possono trarre che in lunghissimo tempo. Passare dall’ignoranza al sapere si fa in minore o maggior tempo in ragion composta di chi vi passa, e della sua abilità. Un giovane capace in dieci o dodici anni fa tutto il corso degli studi, un meno capace vi porrà più lungo tempo. Maggior tempo ci vuole perché una famiglia passi dalla rozzezza alla perfetta coltura, quanto ella è più composta ed ha più diversi ingegni. Ma un villaggio avrà bisogno di più che mezzo secolo, anche dove abbia valenti promotori. Uno stato poi ha bisogno d’interi secolo per acquistare il vero sapere. E ben la storia ce ne fa chiari. Laonde non è né da maravigliarci se questa scienza pur dianzi tra noi nata faccia poco cammino, né da disperare ch’ella non pervenga qualche giorno al suo fine. Verso la fine del secolo passato noi studiavamo ancora Boivino, e il nome di geometria faceva orrore: ora ciascun vuol pensare alla moderna, se non molto, almeno un poco. E questa è la sorte di tutte le scienze e le arti trai popoli. Gl’inglesi hanno mostra all’Europa tutta quanta, e mostrano ancora, come tutte le scienze e le arti, e principalmente la scienza economica, siedo inseparabili dalla grandezza de’ sovrani. Questa lezione fa più veri scolari che tutte quelle di tutti i filosofi insieme. Voi intanto attendete a filosofare a questo modo, amatemi, e state sano. Di Napoli li 21 di aprile 1759.”!

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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