I Goti e i Romani: l’organizzazione statale dopo la caduta dell’impero

494 d. C. i Goti si erano affermati nella penisola, Teodorico si era accasato a Ravenna e i 200.000 uomini che aveva con sé si distribuirono dalla pianura padana sino alla Sicilia. L’integrazione con i Romani fu un processo lento e tortuoso; i Goti altro non erano che un’orda di guerrieri e pastori impermeabili ad ogni forma di vita organizzata, secondo lo stile di Roma. Il nuovo regno era composto da: Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Campania, Lazio, Calabria e Sicilia. Teodorico era un sovrano giusto e intelligente, lasciò intatta la struttura amministrativa romana che suddivideva la penisola in 17 province, governate da 17 Presidi, i quali svolgevano le funzioni di giudici, amministratori e intendenti di finanza. Tutti dipendevano dal Prefetto del Pretorio (Ministro dell’Interno), risiedeva a Ravenna e rendeva conto di tutto al re. Le frontiere erano in mano ai cd. Conti, disponevano di un piccolo esercito vigilando sui confini, ma i loro compiti non si esaurivano nel mero presidio bensì avevano anche autorità civile e giudiziaria.

Basilica di Sant Apollinare in classe, Ravenna

Basilica di Sant Apollinare in classe, Ravenna

Formalmente il Senato continuava ad essere l’organo rappresentativo per eccellenza, avendogli il re confermato tutti i privilegi e arrogandosi la sola nomina del presidente. Questi privilegi comprendevano la trasmissibilità della carica ai propri eredi. Ugualmente i consoli serbarono le loro prerogative.

Il vero capo a Roma era il Prefetto dell’Urbe, nominato da Teodorico, si occupava di giustizia e giurisdizione, e inoltre, tutti i funzionari pubblici dipendevano da lui.

Nel 500 il re visitò Roma, al suo ingresso ad accoglierlo primo fra tutti il Prefetto dell’Urbe seguito dal Questore, dal Senato, dal Maestro degli Uffici (annona e poste), il Conte delle Largizioni (Ministro delle Finanze), il Conte degli Affari Privati (Ministro della Corona); tutti questi alti dignitari percepivano un salario di 1000 soldi al mese, circa 5.000 euro.

Il capo dell’esercito era il re, lui soltanto decideva la pace e la guerra. Le casse dello Stato erano vuote, ragion per cui le tasse vennero innalzate; il re Teodorico aveva a cuore la sopravvivenza dei monumenti, ne restaurò molti (si pensi al teatro Marcello) e vietò la demolizione arbitraria di antichi edifici pubblici.

Sempre nel 500 pubblicò un Editto composto da 140 articoli in cui assegnava ai tribunali di guerra la competenza a giudicare reati militari e a corti civili quella di pronunciare sentenze comuni. Nominò presidenti dei tribunali di guerra i Conti Goti mentre i magistrati Romani vennero assegnati alle corti civili. Quando vi era in essere una controversia fra Goti e Romani, il giudizio era affidato ad un Conte assistito da un magistrato romano. teodorico-re-dei-visigoti_imagelarge
Per governare l’Italia, inoltre, Teodorico si servì di amministratori romani dato che non ne possedeva di suoi.

Questa che si è delineata in breve era l’organizzazione approntata dai Goti per governare l’Italia.

Vi ringraziamo per la lettura a presto!

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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