I Longobardi: il diritto nella penisola italiana

Descrizione giuridico legislativa della dominazione longobarda.

Longobardi assassinio di Alboino di Charles Landseer 1856La migrazione del popolo longobardo iniziò nel II secolo, dopo varie peregrinazione valicarono le Alpi giungendo sul suolo italico nel 568 circa. Alla testa dell’esercito longobardo v’era il loro re Alboino, il quale non appena entrato nella penisola prese la città di Cividale del Friuli. Conquistarono rapidamente l’Italia settentrionale incontrando pochissimi ostacoli da parte delle popolazioni goto-bizantine. Pavia divenne la capitale del regno longobardo e nei decenni successivi occuparono quasi totalmente la penisola. La società longobarda si basava sulla Farae con a capo un duca, vi erano inoltre i servi, gli Aldii (lavoratori o dipendenti) e i guerrieri (la classe degli uomini liberi) al cui interno si trovavano vari status sociali, dai liberi senza possesso non ammessi all’esercito e alle assemblee, ai liberi con possesso fondiario e in ultimo i nobili, ergo l’organizzazione territoriale era essenzialmente quella ducale, fondarono persino degli insediamenti, si pensi ai ducati di Spoleto e Benevento, che costituirono la cd. Longobardia minor. I guerrieri che ne avevano titolo prendevano parte alla Gairenthix ossia l’assemblea degliuomini liberi che aveva il compito di: eleggere il re, approvare gli atti più importanti e decidere i modi di divisione dei bottini di guerra. Durante la conquista non ebbero remore alcuna nell’annientare i latini, costretti o a cedere un terzo dei loro beni o uccisi.

Per comprendere meglio la conquista longobarda basta osservare le seguenti immagini:

1

Ecco l’Italia longobarda nel 575 dopo la morte del re Alboino e le conquiste di Faroaldo e Zottone nel centro e nel sud della penisola.

2

L’Italia longobarda alla morte del re Rotari nel 652.

3

L’Italia longobarda dopo le conquiste di Astolfo (751). L’unificazione era quasi completa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo la storiografia italiana i Longobardi furono dei dominatori gelosi delle proprie tradizioni e poco propensi a riconoscere la superiorità culturale dei latini. Trattarono i latini da dominati, concedendo loro di regolarsi secondo il loro diritto (personalità del diritto), praticarono a lungo il paganesimo e si convertirono al cristianesimo molto tardi. Una delle cause che impedì l’unificazione della penisola, almeno dal punto di vista sociale, fu la mancata integrazione tra l’etnia latina e quella germanica. Tuttavia a metà dell’VIII secolo avevano unificato politicamente la penisola, accolto il cristianesimo inaugurando il potere temporale dei pontefici con la donazione di Sutri e sviluppato leggi scritte rilevanti come l’editto di Rotari. Con Liutprando si era avviato il processo che avrebbe portato al superamento del principio della personalità del diritto, tramite gli istituti della Mutatio legis (con cui le parti si potevano accordare per accedere ad un diritto diverso da quello della loro natio) e della Professio iuris. Il regno longobardo mutò nel corso dei secoli, si analizzi il seguente schema per meglio coglierne le differenze:

Governo dei duchi (568-584) Consolidamento della monarchia (584-625) Grandi legislatori (636-756)
Alboino e Clefi Autari, Agilulfo, Adaloaldo Rotari, Grimoaldo, Liutprando, Rachi e Astolfo
Alboino nel 572 cadde vittima di una congiura della moglie Rosmunda; l’anno successivo i duchi nominarono re Clefi, assassinato nel 574, dopo quanto accaduto i duchi non nominarono re alcuno per dieci anni, fin quando venne eletto, nel 584, re Autari. I duchi erano dei funzionari del re;        

Le amministrazioni territoriali:

Le Curtis regiae con a capo un Gastaldo;

Le Curtis ducalis con a capo un duca.

Alla regina Teodolinda si deve la conversione al cattolicesimo.

Produssero:

L’editto di Rotari (643);

Donazione di Sutri (728);

Istituzione di Iudices nelle curtis regiae e nelle curtis ducalis;

Professio iuris;

Mutatio legis.

Ci sentiamo adesso di soffermarci su un atto legislativo fondamentale, l’editto di Rotari (clicca qui per leggerne un estratto).

Il contatto con la cultura giuridica romana e le contingenze pratiche per il governo di un territorio così esteso hanno indotto i Longobardi ad adottare la parola scritta per mettere nero su bianco le loro leggi. Misero per iscritto le loro antiche consuetudini. La prima di queste raccolte fu l’editto di Rotari del 643 d.C, vediamone il contenuto:

  • era scritto in latino, lasciando intendere una sorta di commistione tra le culture giuridiche;
  • si componeva di 388 capitoli divisi in due parti, nella prima erano elencate le vecchie consuetudini longobarda mentre nella seconda si rinvengono le disposizioni normative del re. All’interno trovava spazio la disciplina dei reati politici, la trattazione del diritto di famiglia e successorio, i diritti reali e le obbligazioni, i reati minori e i danneggiamenti oltre alcune norme in materia processuale.

L’Editto di Rotari esprimeva la dimensione personale del diritto, tipica di tutte le popolazioni “barbare”. Si ravvisava una certa promiscuità tra diritto civile e penale, in cui ogni trasgressione configurava un determinato reato per il quale era previsto un tariffario ben preciso di pene pecuniarie. La condanna alla pena capitale era limitata ai reati di regicidio, di congiura contro il re, di sedizione, diserzione e uxoricidio. Peculiare fu sul piano interpretativo del diritto penale, la differenziazione tra delitto tentato e delitto consumato.

Vediamo adesso la situazione della legislazione longobarda dopo il 774 e la composizione del liber Papiensis. La validità del diritto longobardo ci viene confermata dai Franchi, i quali una volta conquistata l’Italia del nord recepirono il diritto longobardo, apportando qualche modifico attraverso dei Capitoli. Caduta la Longobardia maior, i principi della minor cominciarono a battere moneta e creando leggi propri che presero il nome di Capitolari, da ciò il principato di Benevento ebbe leggi proprie per mano di Arechi, Sicardo, Radelchi e Adelchi.

Particolare importanza nei secoli a seguire ebbero le leggi longobarde e soprattutto il liber Papiensis al cui interno si trovava l’edictum legum Longobardorum e il Capitulare italicum. Vide presumibilmente la luce tra le mura della scuola di Pavia (fondata da re Lotario I), la più importante in Italia prima dell’affermarsi di quella bolognese. Un’anonima opera esegetica molto importante, nel 1070, tentò di conciliare il diritto franco-longobardo con il diritto romano, con particolare riguardo al Codex Iustinianus (è stato trattato in un precedente articolo clicca qui).

Per concludere questa breve trattazione sui Longobardi, vogliamo passare velocemente in rassegna i principali istituti giuridici:

  • Mundio. Le donne erano sottoposte al mundio ossia all’autorità del padre (da fanciulle), all’autorità del marito da sposate, del figlio o del maschio più prossime se vedove. Non poteva esservi donna senza mundio e il mundualdo ne autorizzava ogni atto;
  • Faderfio era il dono di nozze del padre alla figlia;
  • La Meta era il dono del marito alla moglie per le nozze;
  • Il Morgengabe era il dono del mattino del marito alla sposa;
  • Faida era il diritto di vendicarsi da parte dell’offeso o della sua famiglia;
  • Guidrigildo consisteva nel risarcimento pecuniario dell’offesa;
  • Ordalia o giudizio di Dio, consisteva nella sottoposizione a prove fisiche in cui il contendente che ne fosse uscito vincente sarebbe stato quello ad avere ragione.

La peculiarità di tali istituzioni fu quella di resistere alle intemperie del tempo ed essere vigenti sino all’età moderna. Il dritto longobardo ebbe una capacità di territorializzazione strabiliante, tanto che sia al nord sia al sud fino al XVII secolo le popolazioni facevano ricorso ad istituzioni di diritto longobardo come ad es. il morgengabe e il mundio. 

FONTI STORICHE:

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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