I Normanni e il papato: questione feudale

In seguito alla crescita esponenziale della potenza normanna e dei loro territori, ben presto le ire degli altri popoli si fecero sentire, tra tutti i pugliesi e i Longobardi che sobillarono il papa Leone IX e lo aizzarono contro i Normanni stessi. Le accuse mosse dal pontefice erano quelle di aver occupato illegittimamente territori e beni appartenenti a Santa Romana Chiesa, di sconvolgere la situazione degli stati italiani e di non riconoscere l’autorità papale. Sebbene i Normanni, Umfredo e Roberto, fossero ben disposti a mantenere la pace e a riconoscere le pretese del papa sui territori della Chiesa, il pontefice infischiandosene dichiarò guerra. Per muovere guerra contro i Normanni si avvalse dell’appoggio dell’imperatore Arrigo III, ma sia l’esercito imperiale che papale non riuscirono a battere l’esercito normanno, il quale prese in ostaggio il pontefice. Con un atto di clemenza, però, il papa venne liberato, tal gesto fu così apprezzato dal vicario di Cristo che approvò tutte le attuali e future conquiste dei Normanni, riservandosi comunque tutti i territori posseduti dalla Chiesa secoli addietro pretendendo che i Normanni, prima Umfredo, poi Roberto e i suoi successori, «dovessero possederli come terre feudali di S. Pietro». Bisogna inquadrare e comprendere il vincolo feudale che legava il papa e i Normanni. In virtù della concessione del pontefice bisognava individuare i fondi che appartenevano alla chiesa, per far ciò era necessario ricercare la successione di tutte le terre e comprendere in quale stato siano giunte a Umfredo e ai suoi successori, tal operazione però non era agevole poiché in seguito alla confisca dell’imperatore d’Oriente Leone Isaurico si era persa ogni traccia in merito a questi territori. Per mantenere la pace e l’armonia i Normanni decisero di pagare il tributo al pontefice, il quale li lascio nel pieno possesso delle loro conquiste. Allo stesso modo e ugual trattamento ebbe dal papa Roberto, quando prese il posto del fratello Umfredo.

Papa Niccolò II nomina Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria.

Papa Niccolò II nomina Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria.

Roberto ingrandì di molto il territorio normanno prendendo Reggio e unificando la Calabria per poi passare alla Sicilia saracena. Lo storico Malaterra segnala l’anno 1059 come quello in cui Reggio cadde in mano Normanna, dopo questa vittoria Roberto venne riconosciuto, dapprima dai suoi e poi dallo stesso papa Niccolò II, duca. A seguito della sua elevazione, il novello duca prestò giuramento di fedeltà al papa, ma un tal giuramento cosa stava a significare? Dragonetti in questo è chiaro, se il giuramento riguardava la fedeltà a Santa Romana Chiesa, allora non vi erano particolari difficoltà, ma se il giuramento di fedeltà veniva inteso alla maniera feudale come se il papa avesse concesso ai Normanni i loro territori in feudo, allora il discorso diventa molto più tortuoso.

Dragonetti individua due motivi per cui la via del giuramento di fedeltà inteso alla maniera feudale non era praticabile, in primis poiché si incorrerebbe in un paradosso ossia che il pontefice dopo aver elevato Roberto da conte a duca lo rendesse suo vassallo e suddito, in secundis non era possibile concedere in feudo terre di cui non si disponesse della titolarità ed in questo caso della Puglia e della Calabria. Per queste ragioni si può escludere categoricamente che la chiesa abbia potuto vantare diritti feudali sui territori Normanni, ed inoltre, scrive Dragonetti, nessuno degli storici (Poeta Pugliese o l’Ostiense) tramandò che Roberto per divenire vassallo del papa avesse offerto alla chiesa i suoi territori per riceverli sottoforma di feudi oblati, modo per il quale sarebbe stato possibile che la chiesa avesse potuto acquisire titolarità sui feudi. Chiarito ciò, si può pacificamente affermare che Roberto annualmente pagasse un tributo alla chiesa per i pochi feudi che anticamente possedeva, ma a parte questo nulla più, non era sottomesso agli obblighi feudali per cui i suoi stati «furono da ogni contribuzione, e da ogni legame feudale esenti».

Un ulteriore indizio che fa escludere il vincolo feudale tra il papato e i Normanni sta nel patto che i due poteri stipularono. Roberto promise alla chiesa l’aiuto militare al fine di preservarla e recuperare tutti i territori che le erano stati usurpati, Dragonetti chiarisce che il patto non riguardava il servigio militare così come i vassalli lo dovevano ai signori e ciò lo si evince da alcune espressioni del giuramento prestato da Roberto, il quale assicurava al pontefice che non avrebbe cercato d’invadere, conquistare o razziare i territori di San Pietro senza l’autorizzazione del papa o dei suoi successori. Il Dragonetti afferma che tali clausole fossero sconosciute e contrarie ad un’investitura feudale, poiché se fossero poste in essere il vassallo potrebbe mostrare impliciti segni di tradimento. Il rapporto tra Roberto e il papa si potrebbe inquadrare in una sorta di convenzione tra stati con l’intento di un reciproco aiuto e di non offesa, difatti lo stesso Roberto sottopose all’autorità papale tutte le chiese che si trovavano entro i confini da lui dominati.

Tra gli autori ecclesiastici si può leggere che stati come l’Inghilterra, Aragona, Portogallo, Ungheria, Croazia, Svezia, Norvegia e Russia furono dai loro sovrani offerte a Santa Romana Chiesa e quasi tutti pagavano i denari Sancti Petri, che versavano come aiuti alla chiesa come sostegno alle sue missioni, non come tributo feudale e quindi come vassalli del papa. Da sovrani cristiani si impegnavano a difendere la fede cattolica e il papato con la potenza dei loro eserciti, allo stesso modo il papa e la chiesa proteggevano i loro minacciandone i nemici con scomuniche e tutte le sanzioni religiose che la chiesa poteva annoverare, in questo quadro rientra la motivazione per cui pagavano il tributo ossia per ricevere la protezione religiosa.

Alla luce di questa oculata analisi si dimostrato che le terre Normanne non erano da spartire con nessuno.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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