I senatusconsulta

I mutamenti dall’età repubblicana a quella imperiale.

In età repubblicana le competenze senatorie nelle materie di grande importanza politico istituzionale e i relativi consulta dei patres non erano considerati giuridicamente vincolanti, in quanto si trattava di pareri (a differenza della lex), ma la loro forza derivava dalla notevole autorevolezza dell’assemblea le cui pronunce non potevano essere disattese, a meno che non si volesse minare la stabilità delle istituzioni repubblicane.

Gaio scrisse nelle sue Institutiones: “Senatusconsultum est quod senatus iubet atque constituit; idque legis vicem optinet, quamvis fuerit quaesitum” cioè “il senatoconsulto è ciò che il senato ordina e stabilisce; e non vi è dubbio che esso faccia le veci della legge, nonostante ciò sia stato posto in discussione”.

L’avvento dell’età imperiale comportò la svolta in senso monarchico e imperiale, impose una revisione del ruolo del senato. L’imperatore cercò di riservare a sé la cura delle attività di rilievo politico, così il ruolo dei senatori venne ristretto, dedicandosi maggiormente su tematiche di natura privatistica, fornendo interpretazioni autentiche del diritto ed emanando direttive al pretore per l’esecuzione della sua giurisdizione. I senatoconsulti avevano, quindi, la forma di inviti al magistrato, non erano vincolanti, ma l’autorità del senato, come già detto, faceva si che la volontà dell’assemblea non fosse in discussione, tanto che, richiamando la frase di Gaio, “legis vicem optinet” cioè “non è legge ma ne fa le veci”. Si denota una funzione suppletiva e di sostegno rispetto alla legge.

Maccari-Cicero

A partire dal I secolo d.C. vennero emanati una serie di senatoconsulti normativi che avevano la veste formale di sollecitazioni al pretore, il quale era invitato a modificare l’esercizio della propria iuris dictio, nella sostanza però essi erano accolti e rispettati come vere e proprie modifiche del diritto privato.

Passiamo adesso in rassegna una serie di senatoconsulti che disciplinarono alcuni aspetti del diritto privato.

Un senatoconsulto detto Macedoniano, prese il nome da un filius familias di nome Macedo, che per ereditare i beni del padre e pagare i debiti che aveva contratto con un usuraio, si macchiò di parricidio. Tale senatoconsulto stabiliva quindi che chi avesse prestato soldi ai filii familias non poteva iniziare un’azione giudiziaria per esigere il pagamento del debito, così si sarebbe evitato di stimolare la cupidigia dei figli evitando che questi uccidessero il proprio pater.

Il senatoconsulto Velleiano, emanato nel 46 d.C., privò dell’azione chi volesse convenire in giudizio una donna che avesse fatto da garante per un debito altrui. La norma andava così a limitare la possibilità da parte delle donne di intercedere pro aliis ossia prestare fideiussione sulla base di una minore affidabilità del sesso femminile. Velleiano però non fece divieto alle donne di prestare garanzia, quindi fideiussioni e prestiti di mutua pecunia, che continuò ad esistere pur contra senatusconsultus. Chi avesse accettato l’intercessione da una donna non avrebbe commesso illecito, la donna sul piano civilistico era tenuta al pagamento, però tal obbligo non era perseguibile penalmente giacché il senato vietava al praetor la concessione della relativa actio.

Il senatoconsulto Claudiano, del 54 d.C., scoraggiava l’unione tra una donna libera e uno schiavo altrui, se la donna fosse risultata recidiva sarebbe divenuta ella stessa schiava del dominus.

Il senatoconsulto Neroniano, del 54-68 d.C., stabilì una sorta di conversione negoziale facendo si che un legato (un lascito mortis causa), invalido iure civili, disposto con una formula non adeguata al caso specifico, fosse considerato formulato nel modo adatto.

Per ultimo si presenta il senatoconsulto Trebelliano, del 56 d.C., in caso di fedecommesso universale (ossia la richiesta dell’erede di trasmettere ad altri, dopo averla accettata, l’eredità), dispose che il fideicommissarius fosse considerato heredis loco e potesse esercitare in via utile le azioni spettanti all’erede.

Il Senato, fu l’organo che nella storia di Roma resistette più di tutti, riuscì a conservare la propria autonomia anche nei primi secoli del principato; tuttavia l’invadenza dell’imperatore interferì nella stessa emanazione dei senatoconsulti, i decreta furono chiesti dallo stesso princeps che pronunciava o faceva pronunciare una propria oratio. L’approvazione dell’assemblea divenne una mera formalità, si parlò di orationes principis in senatu habitae, considerate diretta espressione della volontà imperiale, accomunate alle altre constitutiones principales.

In questo breve articoletto si è voluto descrivere il ruolo del senato concentrandoci maggiormente sulla sua capacità normativa. Si è cercato, inoltre, di delineare quanto il mutare delle forme di governo abbia dilatato o ristretto la sua capacità di imporsi nei giochi di potere. 

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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