Il Corpus Iuris Civilis e le conseguenze della sua emanazione

Dopo aver, nell’articolo precedente (se non lo hai letto clicca qui), introdotto i profili generali del Codex Iustinianus, è necessario andare più a fondo nella questione. Entriamo nel merito.

Quali furono le conseguenze dell’emanazione del Codex? Come s’inserì all’interno dell’ordinamento romano? Procediamo per gradi.

Comportò una ricomposizione e una rivalutazione del sapere giurisprudenziale classico, dandogli sistematicità e unitarietà, criteri che erano estranei alle opere dei giuristi classici. Bisogna però sottolineare che gli iura non sono stati modificati nei contenuti, bensì rivalutati attraverso le cd. interpolazioni (manipolazioni non dichiarate nei testi, in seguito verrà approfondito questo aspetto), Giustiniano nella costituzione Tanta-Dèdoken affermò che:

Multa et maxima sunt, quae propter utilitatem rerum transformata sunt

“Vi sono molte cose, e di gran rilievo che sono state mutate per l’utilità dell’esposizione”.

È necessario, poi, analizzare il problema del valore giuridico che è stato attribuito agli iura raccolti nei Digesti. La soluzione la si rinviene nella costituzione Deo auctore; il sistema delle fonti del diritto romano era molto gerarchizzato, vi era una netta prevalenza delle leges sugli iura. Le novae leges rappresentavano, in sostanza, il diritto vigente, mentre gli iura altro non erano che una rappresentazione del passato, i quali conservavano certamente il grado di fonte del diritto in chiave propagandistica al fine di legittimare l’assolutismo.

Bisogna inoltre constatare che il sistema giuridico giustinianeo si sviluppò in un clima in cui il cristianesimo aveva già piantato le sue radici, ed era divenuto religione di stato (editto di Tessalonica del 380). Si era cominciata ad affermare quella dicotomia tra impero e papato, secondo cui all’imperatore spettava di regnare sulle materie terrene così come all’erede di Pietro su quelle spirituali, entrambi sempre in nome di Dio (il confronto tra impero e papato durò per secoli e secoli). Non v’è dubbio nel definire i contenuti del Codex “laici” ma ancora più fuor di dubbio è che la matrice ideologica su cui si basava fosse teologica, che conduceva al sinolo indissolubile tra monoteismo e monarchia.

Per concludere questa breve trattazione, vorremmo occuparci di un aspetto meramente tecnico giuridico e riprendere il sistema delle interpolazioni su citato.

Tramite tale metodo venivano apportate delle modifiche, direttamente dai compilatori del codice, agli scritti dei giureconsulti classici al fine di renderli funzionali alle esigenze dell’impero. La modifica non veniva segnalata, quindi formalmente esso era stato scritto secoli addietro. Per fortuna, secondo gli studiosi odierni, le modifiche sarebbero relativamente poche.

Prossimamente continueremo a trattare e descrivere degli istituti propri del diritto romano. Se hai trovato l’articolo interessante e ti è piaciuto condividilo o lascia un commento.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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