Il Giacobinismo dopo Termidoro

Con la caduta di Robespierre (10 Termidoro – 28 luglio 1794) si apre in Francia il cd. Terrore bianco, ossia la caccia senza quartiere ai giacobini. Molti di questi vengono imprigionati nelle carceri del Plessis a Parigi, altri sono costretti a fuggire all’estero. Tuttavia il giacobinismo continua ad essere vivo e vitale: proprio nelle carceri del Plessis molti giacobini si incontrano e iniziano ad organizzare attività cospirative. Al Plessis si incontrano François-Noël Babeuf e da Filippo Buonarroti che tentarono di rimettere in piedi il partito giacobino ma la Congiura degli Uguali, nel 1796, venne scoperta e i cospiratori arrestati: Babeuf fu condannato a morte mentre Buonarroti fu prima imprigionato e poi esiliato. Filippo Buonarroti (1761-1837) nel periodo in cui era stato commissario rivoluzionario ad Oneglia era entrato in contatto con molti patrioti italiani tra i quali vi erano i alcuni napoletani riparati all’estero in seguito alla repressione borbonica seguita alla congiura del 1794.


Il 16 dicembre 1792 attraccò nel porto di Napoli la flotta comandata da Louis René Madelene de Latouche Tréville. Dopo aver ottenuto assicurazioni al governo napoletano sul riconoscimento dell’ambasciatore francese, riprende il largo; ma una tempesta la costrinse a rientrare in porto per le riparazioni delle navi. Vi restò fino al 29 gennaio 1793: quel breve lasso di tempo fu sufficiente al Latouche-Tréville e ai suoi uomini per prendere contatti – grazie ai canali massonici – con i patrioti napoletani e favorire la cospirazione contro il governo borbonico.
Nell’agosto del 1793 nella famosa cena di Posillipo si ritrovarono Carlo Lauberg, Annibale Giordano, Francesco Saverio Salfi, Antonio Jerocades, Emanuele De Deo, Vincenzo de Filippis.
Fondarono la Società patriottica con l’obiettivo di fondare una repubblica.

La congiura fu scoperta grazie ad una delazione e i congiurati arrestati. Seguì il processo ai Rei di Stato, con la difesa di essi da parte di Mario Pagano. Insieme a Vincenzo Vitaliano e Vincenzo Galiani, fu condannato a morte un giovinetto di 22 anni, Emanuele de Deo di Minervino Murge. Iniziato alla massoneria dal Medici fin dal 1792, fu uno dei più pronti ad abbracciare la causa rivoluzionaria. Non volle piegarsi al Borbone, rinunciando ad aver salva la vita in cambio della delazione. Morì da eroe senza che Medici, il suo protettore, e Pagano (clicca qui per approfondire questo personaggio), il suo avvocato, riuscirono a salvarlo. Qualche anno dopo anche Pagano sarà incarcerato come anti-monarchico e, dopo la liberazione, sarà costretto a seguire le sorti degli emigrati politici. Nel 1794 iniziò dunque l’emigrazione politica. Grazie ai legami massonici i giacobini napoletani trovano accoglienza in alcuni centri del nord come Milano ed Oneglia, altri a Parigi. A Milano Galdi e Abbamonte fondarono il Giornale dei Patrioti d’Italia e furono spettatori della conquista napoleonica. Gli emigrati a Parigi e si misero sotto la protezione del partito neo-giacobino (fruttidoriano). Alcuni di essi, nel 1798, fecero pervenire al deputato Pierre-Joseph Briot del Doubs dei Pamphlets sulla causa italiana, chiedendo l’intervento della Francia a favore dell’Unità italiana. Briot lesse i loro discorsi al Consiglio dei Cinquecento e li accompagnò con una brillante orazione: tuttavia la Grande Nazione restò sorda alle invocazioni d’aiuto provenienti dalla Penisola.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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