Il mutuum cum stipulatione

Dall’epoca giulio-claudia sono restituiti atti contenenti il formulario cd. mutuo stipulatorio. In particolare, nella pratica degli affari quotidiani il mutuum veniva accompagnato molto spesso dalla stipulazione della somma mutuata, come le fonti giuridiche e letterarie lasciavano intendere. Molteplici sono i luoghi dei Digesta in cui si trova il riferimento al contratto di mutuo ed alla stipulazione della somma mutuata. Tra gli altri, v. D. 46.2.7 (Pomp. l. 24 ad Sab.): «Cum enim
pecunia mutua data stipulamur…» e D. 45.1.126.2 (Paul. l. 3 quaest.): «Chrysogonus Flavii Candidi servus … scripsit … accepisse eum a Iulio Zosa … mutua denaria mille.Quae dari … stipulatus est Zosas libertus… et spopondit Candidus dominus meus». In alcune fonti giuridiche, cui ci siamo già riferiti, la stipulazione precede, e non segue, la dazione del danaro a titolo di mutuo: D. 44.4.2.3 (Ulp. l. 76 ad ed.): «Proinde et si crediturus pecuniam stipulatus est nec credidit…»; D. 12.1.30 (Paul. l. 5 ad Plaut.): «Qui pecuniam creditam accepturus spopondit creditori futuro…» e Gai. 4.116a: «…si stipulatus sim a te pecuniam tamquam credendi causa numeraturus…». Ed ancora, tra gli altri, Cornelio Nepote, nel narrare della vita di Attico, scrisse che: «ille se interposuit pecuniamque sine fenore sineque ulla stipulatione crediderit» (Att. 9.5).

Quasi sicuramente la ragione di far seguire alla datio mutui una stipulatio risiedeva nella possibilità di prevedere la prestazione di interessi sulla somma mutuata, ove non si voglia più semplicisticamente ritenere che con questa pratica della novazione il creditore si assicurasse un’actio, quale quella ex stipulatu, di facile esperibilità per far valere il proprio diritto di credito.
Il mutuo può essere definito come il contratto reale avente ad oggetto il trasferimento della proprietà di danaro (o di beni fungibili) dal tradens all’accipiente, il quale, per il solo fatto della dazione, assume l’obbligo della restituzione del tantundem eiusdem generis. Il mutuo è un contratto gratuito, formalmente non produttivo di interessi, che di fatto – si ritiene – o erano computati a parte oppure erano fittiziamente dedotti nella somma prestata. Si pensi che la sponsio o stipulatio fu fonte di obligationes verbis contractae, in virtù della pronuncia di certa verba, frasi e parole rituali e solenni. Il vincolo giuridico sorge a seguito e per l’effetto della pronuncia delle parole stabilite, i certa verba, fatta da entrambi i soggetti giuridici.
Essa era caratterizzata dal binomio della domanda e della risposta. La prima era rivolta dal futuro creditore, il reus stipulandi o stipulator, al futuro debitore, detto sponsor o promissor o reus promittenti. Essa aveva ad oggetto l’impegno di eseguire una certa prestazione, di dare e di facere, più raramente di non facere.
Come è noto, la sponsio era riservata ai soli cives Romani (Gai 3.93), e poteva essere utilizzata dai servi solo quando questi comparivano come stipulatores (cioè, in veste di creditori), evidentemente in ragione del fatto che in questi casi il servus assumeva di fatto la veste di creditore ed ‘agiva’ nell’interesse del proprio dominus.

Il primo negozio era reale. La stipulatio era verbale.

Per capire come i giuristi padroneggiavano gli istituti giuridici e coniavano formulari poi invalsi nella pratica consideriamo gli atti della prassi campana, attestanti nel I secolo, quando andavano a costituirsi le due scuole di diritto dei Sabiniani e dei Proculiani, capeggiati da Capitone e Labeone e che ebbero in Masurio Sabino e Proculo coriferi assai illustri e capaci. L’esempio che si può fare è tratto dall’archivio puteolano dei Sulpicii, ritrovato a Pompei, in località Murecine nel 1959 in occasione dei lavori di scavo per la costruzione della Autostrada A3. si tratta di atti e negozi redatti – tra il 26 ed il 61 – nella colonia Iulia Augusta di Puteoli salvo tre, dai quali emerge inequivocabilmente che i Sulpicii (Faustus, Caius e Onirus) erano banchieri di professione, i cd. argentarii, per cui è pensabile che un loro si sia trasferito a Pompei, portando con sé una selezione dei documenti più importanti, probabilmente per dedicarsi ad attività di speculazione edilizia, investendo una parte del capitale di famiglia.
Ad ogni buon conto questi documenti, tra l’altro, interessano per lo studio della giurisprudenza romana, del modo di operare dei giuristi. il cd. dossier di Caius Novius Eunus, risultante da TPSulp. 51, del 18 (o 28) giugno 37 e da TPSulp. 52, datato al 2 luglio del 37. Alla vicenda si riferisce anche un altro documento TPSulp. 68, che contiene una ricognizione di debito da parte di Eunus a favore di Hesychus, da cui emerge la volontà inequivocabile di quest’ultimo di concludere definitivamente il rapporto d’affari che lo legava al primo. Il debitore, che dichiara di dover restituire 1250 sesterzi, che ha ricevuto a titolo di mutuo, promette con un giuramento di restituire la somma entro il primo novembre successivo, impegnandosi con una stipulazione penale al pagamento di forti usurae per l’eventuale ritardo.

FONTI:

  • AA.VV.., Lineamenti di Storia del diritto romano, M. Talamanca (dir.), Milano, Giuffrè Editore, ultima edizione;
  • A. Guarino, Storia del diritto romano, Napoli, Jovene editore, ultima edizione;
  • F.D’Ippolito- F. Lucrezi, Profilo storico istituzionale di diritto romano, ESI Editore, ultima edizione;
  • AA.VV, Storia del diritto romano, a cura di A. Schiavone, Giappichelli editore, ultima edizione;
  • G. Camodeca, Nuovi dati sulla struttura e funzione documentale delle tabulae ceratae nella prassi campana, in H. Solin, O. Salomies (cur.), Acta Colloquii Epigraphici Latini. Helsingiae 3-6 sept. 1991 (Helsinki 1995) 59-77; Id., Tabulae Pompeianae Sulpiciorum. Edizione Critica (Roma 1999) I 31-38 (cfr. edizione del 1992); Id., Dittici e Trittici nella documentazione campana (8 a.C. – 79 d.C.), in M. David (cur.), Eburnea Diptycha. I dittici nell’antichità e nel medioevo (Bari 2007) 81-105; Id., L’evoluzione della forma dei documenti giuridici romani alla luce della prassi campana, in C. Masi Doria, C. Cascione (cur.), Studii in onore di L. Labruna cit. I 617-636. – Cfr. S. Schiavo, Il falso documentale tra prevenzione e repressione: impositio fidei, criminaliter agere, civiliter agere (Milano 2007) 8-11- Id. La prassi giuridica municipale. Il problema dell’effettività del diritto romano, in Gli statuti municipali. Atti Cedant gennaio 2004 (Pavia 2006) 520 ss.

Potrebbero interessarti anche...

Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *