Il triennio giacobino

Ricollegandoci al nostro ultimo articolo (clicca qui per leggere) approfondiamo la questione del giacobinismo e soprattutto ci soffermiamo sul famoso triennio giacobino.

Cinque giorni dopo la vittoria di Lodi, Il 15 maggio 1796, Napoleone Bonaparte entra a Milano, acclamato da una folla in giubilo. Appoggiati dal Generale, i milanesi si impadroniscono del Comune, fondano un club e una Guardia Nazionale, adottano la bandiera tricolore e iniziano la pubblicazione di giornali politici. E’ il momento in cui l’Italia entra in contatto con la Rivoluzione francese. L’Illuminismo italiano, che fino ad allora aveva espresso posizioni moderate, è costretto a scendere dalle elaborazioni teoriche e a misurarsi con eventi inattesi di portata rivoluzionaria. Le parole d’ordine diventano: libertà, repubblica, costituzione ed infiammano i cuori dei giovani. Napoleone, in questa fase, asseconda ed anzi alimenta queste speranze e fa di tutto per accreditarsi come rivoluzionario e protettore dei rivoluzionari. Così la Lombardia diviene mèta di esuli politici di tutta Italia: vi giungono anche molti giacobini napoletani costretti a riparare all’estero dopo la congiura anti-borbonica del 1794, tra i quali ricordiamo Giuseppe Abbamonti e Matteo Angelo Galdi che fondano a Milano il Giornale de’ Patrioti d’Italia. Milano diventa la capitale italiana della rivoluzione, il luogo dove tutti i patrioti vengono accolti e possono partecipare alla realizzazione degli ideali libertari: si apre, per l’Italia, la sua prima fase costituente. Sotto gli auspici di Napoleone il 27 settembre del 1796 l’Amministrazione Generale della Lombardia propose un concorso sul tema Quale dei Governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia. Nella speranza che la Francia e Napoleone lasciassero ampi margini di libertà ai patrioti, vennero presentati molti progetti di diversa connotazione. I modelli di riferimento principali furono tre: 1) il modello americano federalista della costituzione della Pennsylvania (1776), 2) il modello “giacobino” della costituzione del 1793 e 3) il modello termidoriano della costituzione dell’anno III. Al primo modello si ispirava il progetto presentato da Giovanni Antonio Ranza, al secondo quello (anonimo ma sicuramente) di Giuseppe Abbamonte e al terzo quello di Melchiorre Gioia. Alla fine vinse quest’ultimo poiché l’intenzione di Napoleone era quella di dare anche alla Repubblica Cisalpina la stessa costituzione francese. Il progetto di Abbamonte, probabile espressione delle posizioni degli esuli napoletani a Milano, appare interessante anche perché molto vicino alle posizioni roussoviane e alla costituzione dell’anno I. Lo Sbozzo sul quesito proposto dall’amministrazione generale della Lombardia: quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia fu presentato anonimo al concorso ma i suoi contenuti erano pressoché conformi al Saggio sulle leggi fondamentali dell’Italia libera (Milano 1797) di sicura paternità abbamontiana. Abbamonte partiva dall’idea che le circostanze della Penisola erano differenti rispetto a quelle francesi e che per questo necessitavano di soluzioni normative diverse. Innanzitutto la Dichiarazione dei diritti andava eliminata perché – essendo i diritti dell’Uomo inalienabili ed imprescrittibili – a poco serviva metterli per iscritto. Piuttosto che i diritti, Abbamonte preferiva riconoscere le libertà al cittadino; piuttosto che di costituzione Abbamonte parlava di “Leggi fondamentali” ed istituiva un “Senato Conservatore” delle stesse. Al centro della sua costituzione vi erano le leggi, alla cui formazione – secondo una prospettiva roussoviana – dovevano partecipare tutti i cittadini attraverso le Assemblee comunali (che avevano una competenza estesissima); per la loro applicazione e conservazione erano individuati alcuni organi (Consiglio Nazionale, Senato, Consoli, Conservatori delle Leggi, Difensori del Popolo, Tribunale Supremo) i cui poteri bilanciati assicurano la democraticità dell’ordinamento. Nel progetto abbamontiano va anche rimarcato il richiamo alla felicità pubblica quale obiettivo delle leggi (accanto ad una norma che imponeva il rispetto dell’infelicità) e un’attenzione particolare al tema dell’educazione pubblica ed unitaria che aveva il fondamentale compito di formare i cittadini.

Durante il cosiddetto “triennio giacobino”, l’Italia occupata dall’armata napoleonica divenne un grande laboratorio costituzionale: la costituzione di Bologna del 1796, la costituzione della municipalità di Ancona del 1797, l’organizzazione del governo provvisorio di Brescia del 1797, la costituzione della repubblica Cispadana del 1797, la costituzione del popolo Ligure del 1797, la prima costituzione della Repubblica Cisalpina del 1797, la costituzione della repubblica romana del 1798, la II costituzione della Repubblica Cisalpina del 1798, la costituzione provvisoria della Repubblica di Lucca del 1799 e, infine, il progetto costituzionale per la Repubblica Napoletana del 1799. Ispirate tutte al modello della costituzione francese dell’anno III, esse caratterizzano il triennio 1796-1799 come la prima fase costituente per l’Italia nella quale incomincia a farsi largo l’ideale unitario.

Un prossimo articolo sarà dedicato all’esperienza costituzionale napoletana, nel frattempo vi consigliamo un nostro articolo su un personaggio chiave della stagione repubblicana di Napoli (Mario Pagano clicca qui).

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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