Illuministi meridionali: Domenico Grimaldi

Domenico Grimaldi nasce nel 1735 a Seminara, in Calabria. Si laureò in legge a Napoli dove probabilmente venne a contatto con l’abate Genovesi, seguendo le sue lezioni. Grimaldi ammirò molto lo stimato professore, con il quale concordava nella necessità di creare delle società agrarie che divenissero il centro dello sviluppo economico agricolo delle province, ma al quale però non mancò di muovere qualche critica, considerato troppo distante dalla realtà empirica e concentrato sui libri. Il paese natale sarà per tutta la sua vita al centro delle sperimentazioni e delle migliorie che il Grimaldi, insieme al padre Pio, tentarono di mettere in pratica, si può dire che Seminara divenne un laboratorio di sperimentazione agricola. Il Grimaldi fu, tra i compomenti del ramo filosofico utopistico della scuola genovesiana, quello più rivolto all’attuazione delle premesse ideologiche e alla sperimentazione sul campo. La voglia di sperimentare e innovare lo assalirono viaggiando per l’Europa dove apprese, praticamente, le tecniche di agricoltura più avanzate. Notò immediatamente che concentrarsi solamente nel settore agricolo migliorando la tecnica sarebbe stata cosa vana senza le riforme economico finanziarie che ne favorissero la fioritura. Partendo da questa premessa, nel 1780, sottopose alla regina Maria Carolina il “piano di riforma per la pubblica economia delle province del regno di Napoli” che prevedeva, inchieste, scuole agricole e miglioramento delle tecniche. In questo clima nasce in lui una convinzione, era necessario raccogliere i dati direttamente in loco nelle province. Nel 1781 elaborò il “piano per impiegare utilmente i forzati e col loro travaglio assicurare ed accrescere le raccolte del grano nella Puglia e nelle altre provincie del regno”. Cercò di stabilire una serie d’interventi che lo stato avrebbe dovuto mettere in atto ovvero introdurre nuove e avanzate colture, introdurre l’uso intensivo dei concimi, migliorare l’allevamento, introdurre nuovi e moderni sistemi d’irrigazione. Secondo Grimaldi il valore delle acque era assoluto, erano un fattore centrale per la modifica dei fondi, ragion per cui prevedeva una serie di bonifiche e la creazione di nuovi canali. Nonostante gli sforzi per approntare dei piani che garantissero la ripresa del regno, si scontrò con la realtà e, come Genovesi stesso, comprese che una reale ripresa non si sarebbe mai potuta verificare fin quando i baroni, gli ecclesiastici e gli altri proprietari non avessero compreso il loro potenziale, il loro ruolo nella crescita dell’economia che, analogamente ai nobili inglesi e francesi, doveva esplicarsi negli ingenti investimenti che avrebbero proporzionalmente aumentato le loro rendite e fatto uscire migliaia di uomini dalla generale condizione di miseria. Questo quadro chiaro della realtà e gli scritti sopracitati lo misero in luce, gli valsero, nel 1782, la nomina ad assessore al Supremo Consiglio delle finanze.

Regno-delle-Due-Sicilie

Ne il “piano di riforma per la pubblica economia delle provincie del regno di Napoli e per l’agricoltura delle Due Sicilie” viene descritto un metodo per constatare i mali che affliggevano le province del regno tramite l’utilizzo dei cosiddetti visitatori, che avrebbero avuto il compito di informare il governo sullo stato delle province al fine di approntare un piano di riforma contro i più grandi abusi nelle province e nell’amministrazione della giustizia. Grimaldi aveva pensato bene di ricorrere all’uso dei visitatori in quanto al governo centrale, lo stato dell’economia delle province era pressoché sconosciuto, si era a conoscenza, paradossalmente, di più notizie sugli stati americani che non delle terre entro i propri confini. Questo era uno dei sintomi delle gravi condizioni in cui versava il regno. Pensò di istituire: un visitatore deputato a verificare lo stato dell’amministrazione della giustizia, il quale avrebbe dovuto essere un esperto negli affari legali, nell’espletare il suo compito sarebbe stato coadiuvato da personaggi meritevoli e colti della stessa provincia. Andando in giro avrebbe esaminato i crimini commessi e ne avrebbe compreso le cause: o per difetto di legislazione, o per il disuso di leggi e statuti, o per dolo o negligenza degli amministratori della giustizia. Si sarebbe fatto carico, inoltre, di esaminare i processi criminali e civili oltre che i loro modi e i tempi di svolgimento e chiusura. Avendo a disposizione questi dati il governo avrebbe avuto uno schema chiaro di tutto ciò che non andava nell’amministrazione della giustizia, potendo così agire arginando i suddetti abusi. Lo stesso visitatore della giustizia avrebbe provveduto alla verifica degli affari degli ecclesiastici nella provincia accertando la presenza di rilevanti fattori per l’economia: i vescovadi della provincia, i rapporti tra Roma e i benefici assegnati, la numerazione delle abbazie, dei benefici, delle commende, nonché delle relative rendite ed i loro impieghi. Così conducendo le indagini sarebbe riuscito a smascherare le usurpazioni fatte in danno alla corona, ma ciò che sarebbe risultato più vantaggioso per il regno era l’accertamento dei beni e delle mani morte, le rendite delle stesse e il loro utilizzo.

Il visitatore per le università, ugualmente a quello per la giustizia, doveva esaminare: popolazione, territorio, acque, presenza di epidemie e malattie, tassi di natalità, di mortalità e matrimoni. Doveva considerare il numero degli ecclesiastici, delle chiese e dei monasteri. Dall’esame del governo politico dell’università ne avrebbe ricavato gli abusi, ricavato le rendite e revisionati i conti ne avrebbe portato alla luce le varie frodi. Avrebbe dovuto esaminare i collegamenti, ossia lo stato delle strade. Per quanto riguarda il miglioramento delle finanze e del commercio avrebbe dovuto eseguire un’analisi approfondita del sistema delle dogane cercando di portare alla luce le frodi che vi si commettono e se queste dipendono dalla moltitudine di ufficiali, che avrebbero dovuto essere tenuti in osservazione per constatare se ostacolavano o facilitavano il contrabbando; doveva accertare la distanza dal mare di ogni paese verificando la presenza di porti o meno e, in mancanza, se fosse opportuno, per incrementare i commerci, costruirne uno; avrebbe esaminato il sistema dei dazi che si versavano per esportare e importare derrate e la possibilità di migliorie per l’industria del paese.

Si è su vista la figura del visitatore per l’amministrazione della giustizia, quella del visitatore per l’esame delle università dal punto di vista politico e fiscale, in ultima analisi è da portare all’attenzione il visitatore per l’agricoltura, il quale avrebbe avuto il compito di verificare lo stato delle colture delle province del regno, fino ad allora ignoto ai più e soprattutto al governo centrale. Senza un’accurata analisi è impossibile migliorare qualcosa e il fine del visitatore per l’agricoltura era questo, conoscere per riformare. Per far bene il suo compito avrebbe dovuto esaminare: l’aria, l’esposizione e i venti, le estensioni del territorio, i mulini e i loro funzionamento, la natura del suolo, il rapporto tra terre coltivate e non, il salario dei contadini, le modalità di coltivazione, i pascoli, i tipi di colture che si praticavano, il legname dei boschi e la modalità di produzione delle vigne e del vino.

Il metodo proposto dal Grimaldi, che si avvaleva di un’analisi pratica dello stato delle province, avrebbe garantito indubbiamente una conoscenza profonda della situazione politica, economica e finanziaria del regno e avrebbe permesso al governo centrale, avendo a disposizione dei dati così preziosi, di approntare i giusti rimedi per rimettere in sesto l’economia di uno stato ormai sul viale del tramonto. Accanto a delle premesse teoriche così valenti però non fu accostato un piano d’azione concreto, lo stesso Grimaldi era consapevole della necessità di metter in pratica le sue idee per verificare gli effetti della sperimentazione. Sebbene egli fu uno dei più pragmatici tra quelli del ramo utopistico della scuola genovesiana, i suoi scritti rimasero parole nonostante fossero stati apprezzati dalla corona stessa, nella persona della regina Maria Carolina.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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