Illuministi meridionali: Francesco Mario Pagano

L’ultimo degli illuministi del ramo filosofico della scuola genovesiana è Francesco Mario Pagano, nato a Brienza l’8 dicembre 1748. All’età di dodici anni fu inviato a studiare a Napoli. Giunto all’età degli studi universitari, il Genovesi stava per morire ma riuscì comunque a lasciare un segno nella formazione culturale del Pagano, la “Diceosina” fu il punto di partenza per la sua prima opera il “Disegno del sistema della scienza degli ufizi” del 1769. Altri esempi che egli guardava con ammirazione erano l’amico Filangieri e il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, il quale venne apprezzato per il suo mecenatismo, per i provvedimenti annonari e le bonifiche effettuate; Pagano si chiedeva quando Mario_Paganoun’epoca, al pari di quella toscana, si sarebbe vista nel meridione. Si dedicò agli studi di legge e in seguito iniziò ad esercitare nel foro, fece un buon lavoro che nel 1775 venne premiato con la cattedra di giurisprudenza criminale. Il 17 luglio 1789 venne nominato avvocato dei poveri nel tribunale dell’ammiragliato e consolato di mare, che aveva la suprema giurisdizione in materia mercantile e commerciale. I propositi di Pagano per ristabilire il regno erano: l’abolizione dei vincoli in materia annonaria, l’abbattimento delle antiche organizzazioni corporative e la formazione di un libero mercato dei cereali, dell’olio e del pesce. In tutti gli illuministi come si è notato, più o meno, ritornano sempre i medesimi propositi di riforma. Nel 1794 fu avvocato difensore dei giacobini, nel 1796 la persecuzione gli si rivoltava contro, gli venne tolta la cattedra e perse il posto nel tribunale dell’ammiragliato. Venne arrestato e tradotto nelle carceri di Santa Maria a Parete, in seguito trasferito nel castello di Sant’Elmo, vi rimarrà per due anni sino al 25 luglio 1798, quindi espulso dal regno e costretto all’esilio.

Pagano fu una figura importante in quanto prese parte ad un qualcosa di peculiare, nel 1799, a Napoli venne proclamata la repubblica ed egli fu designato a reggerla insieme ad altri ventiquattro personaggi. La repubblica visse per soli tre mesi ed egli ne fu uno dei padri ispiratori. Nella nuova repubblica la legge non poteva essere retroattiva, il dibattito sui feudi era sempre presente, si volevano abolire i fedecommessi, i diritti quali le decime e il terratico che derivavano da contratti stipulati tra i nobili proprietari e i contadini, si doveva decidere come assegnare i demani feudali e fondamentale per la nuova repubblica era la riforma agraria. La costituzione che si stava creando aveva alla sua base quella francese, v’era la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, cosa nuova che nelle antiche costituzioni non era presente, si sanciva la ripartizione dei poteri, si inserirono inoltre delle leggi sull’educazione, dato costante come si è visto in tutti gli illuministi. Nonostante i notabili propositi il sogno della Napoli repubblicana durò solo tre mesi a causa del ritorno al potere dei Borbone.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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