La Costituzione di Baiona

Nell’articolo precedente si è affermato che il problema di Napoleone era la legittimazione del suo potere su basi costituzionali (clicca qui per approfondire). Ma la costituzione spagnola data a Baiona muoveva anche dall’esigenza di stabilire un patto col popolo iberico: da una parte gli spagnoli riconoscevano Giuseppe Bonaparte quale nuovo monarca, dall’altro Napoleone concedeva loro una costituzione con alcune importanti garanzie, tra le quali l’obbligo di cittadinanza spagnola per ricoprire ogni incarico pubblico. Quello che era successo a Napoli nel 1806, ovvero l’occupazione del governo e della pubblica amministrazione da parte dei francesi, in Spagna avrebbe scatenato un’insurrezione contro il regime bonapartista. Poi c’erano le Cortes – parte integrante della tradizione spagnola – che non potevano essere accantonate: insomma era necessario regolare composizione e funzionamento del Parlamento. Infine c’erano le questioni dinastiche che necessitavano di uno statuto. Solo attraverso una carta che fissava ameno questi punti, Napoleone avrebbe potuto sperare di portare a buon fine la spregiudicata e difficile campagna di Spagna, poiché era difficile che gli iberici accettassero la sottomissione alla Francia. E a Baiona Giuseppe Bonaparte convinse Napoleone a concedere la costituzione che stava approntando per la Spagna anche ai Napoletani. Le ragioni che convinsero Imperatore a questo passo, possono così essere sintetizzate:

1) I napoletani, già abbandonati all’improvviso dal loro monarca Giuseppe Bonaparte, avrebbero preso molto male il fatto che lo stesso concedeva una costituzione solo ai suoi nuovi sudditi. Il malcontento avrebbe potuto generare problemi di ordine pubblico che in quella fase era meglio evitare.

2) Giuseppe Bonaparte voleva che le riforme da lui varate negli anni 1806-1808 costituissero la base legislativa del nuovo regno di Napoli. La costituzione le avrebbe blindate contro ogni ipotetica riforma.

3) A Napoli sarebbe giunto, quale nuovo re, Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e dunque un parente “acquisito”: la costituzione sarebbe servita a richiamarlo all’ordine nel caso scantonasse dalla politica imperiale.

Tuttavia Napoli non era la Spagna. Non vi erano le Cortes, non vi era uno spirito nazionale molto pronunciato e non vi era neppure una borghesia sulla quale fare affidamento. Come la Spagna tuttavia rappresentava un fronte militare contro gli anglo-borbonici. Se la Spagna non era stata ancora interamente conquistata, il regno di Napoli sentiva il “fiato sul collo” da parte della flotta inglese che stazionava al largo della Sicilia. E siccome nelle scelte di Napoleone la motivazione militare deve ritenersi sempre prevalente, bisogna ritenere che proprio tale similitudine determinò l’Imperatore a concedere anche ai Napoletani la costituzione di Baiona approntata per gli Spagnoli, salvo qualche variazione (a Napoli non venne istituito il Senato). Forse non fu una mossa ben pensata, visto che a Napoli la mancata attuazione delle norme sulla cittadinanza e sul Parlamento – le uniche di un certo rilievo – fecero nascere un vasto malcontento tra i Napoletani e rafforzarono in essi l’idea di Nazione e di costituzione. Il dibattito costituzionale nel Regno di Napoli, durante il Decennio francese, fu avviato con la costituzione di Baiona. La partenza del Re da Napoli fu improvvisa e improvvisa e inopinata arrivò la costituzione. I «cuori liberali» napoletani che avevano aver ben accolto Giuseppe e da lui avevano sperato riforme significative furono spiazzati sia dalle modalità della sua dipartita, sia dalla stessa costituzione; sentimenti simili provarono i francesi venuti a Napoli al seguito del sovrano, alcuni per ragioni ideali e di interesse, altri esclusivamente per interesse. In ogni caso la costituzione per come fu promulgata e per i suoi contenuti rappresentò il detonatore per l’esplosione di un dibattito che durò fino ai fatti del 1820-21. Questa costituzione è stata in genere, poco apprezzata dalla storiografia anche perché considerata (a torto) “nulla” e mai eseguita. Sintetizzando al massimo si può dire che la prima costituzione formale del Regno di Napoli:

– scontentò giacobini e liberali per i suoi contenuti (Pierre-Joseph Briot, ex giacobino ed ex consigliere dei Cinquecento e intendente a Napoli nonché probabile introduttore della carboneria nel Mezzogiorno, la considerò un capolavoro di malafede, ridicola e insignificante);

– scontentò e preoccupò i francesi perché prevedeva l’obbligo della cittadinanza per gli impiegati pubblici (e dunque la naturalizzazione napoletana per i numerosi francesi che occupavano nel Regno impieghi pubblici).

La delusione di francesi liberali e non e dei napoletani liberali nei confronti di Giuseppe e della sua costituzione fu la molla che fece nascere e proliferare la carboneria nel Regno (le cui prime tracce risalgono infatti al 1808). Insomma i Napoletani e i Francesi si sentirono presi in giro dal monarca per motivi diversi: i primi perché comprendevano bene l’insignificanza del Parlamento Nazionale previsto dalla Costituzione, i secondi per via della norma che imponeva la naturalizzazione degli impiegati stranieri (essi avrebbero dovuto optare per la cittadinanza napoletana qualora – e poteva succedere un momento all’altro – il nuovo sovrano decidesse per l’attuazione della norma costituzionale). Entrambe le componenti poi sapevano bene che la costituzione intendeva principalmente vincolare il nuovo sovrano in modo che non toccasse le principali riforme di Giuseppe (e gli impegni finanziari del Regno nei confronti della Francia) per cui era chiaro che a Napoli sarebbe arrivato un sovrano con le mani legate, destinato a fare quello che veniva deciso dall’Imperatore.

Fatto è che la costituzione di Baiona scosse i Napoletani e i Francesi per motivi diversi: uniti nel sentimento di avversione nei confronti di Giuseppe erano fatalmente destinati a dividersi perché i Napoletani si aspettavano che Murat desse seguito alla norma sull’obbligo della naturalizzazione mentre i francesi contavano sull’appoggio di Napoleone per mantenere intatti i loro privilegi, primo dei quali la possibilità di occupare gli impieghi restando cittadini dell’Impero.

Fonti:

  • P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, Vol. 2, L’età delle rivoluzioni, 1789-1848, Roma 2000.
  • Constitution du 22 frimaire an VIII (13 décembre 1799), art. 3 e 4 in C. Debbash – J. M. Pontier, Les constitutions de France, Paris 1989.
  • F. Mastroberti, Da Baiona a Tolentino. Costituzioni e costituzionalismo nel regno di Napoli durante il decennio napoleonico (1808-1815), Taranto 2008.
  • J. Cano Bueso (a cura di), Materiales para el estudio de la Constitucion de 1812,
    Madrid 1989.
  • F. Guardione, La Sicilia nella rigenerazione politica d’Italia, Palermo 1912; E. Sciacca, Riflessi del costituzionalismo europeo in Sicilia, Catania 1966;
  • R. Romeo, Il Risorgimento in Sicilia, Bari 1960;
  • F. Renda, Dalle riforme al periodo costituzionale. 1734-1816, in Aa. Vv., Storia della Sicilia, Vol. VI, Napoli 1978
  • C. Ghisalberti, Storia costituzionale d’Italia. 1848-1948, Bari 1983.
  • R. Feola, Le premesse delle costituzione siciliana del 1812, in «Frontiera d’Europa», 1997 n. 1

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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