La lex duodecim tabularum

Le fonti del diritto romano erano essenzialmente tre:

  1. mores maiorum;
  2. Le leges regiae;
  3. la lex duodecim tabularum.
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La prima riguardava i costumi degli antenati trasmessi di generazione in generazione. L’autorevolezza e l’imperatività dei mores maiorum derivava dalla loro vetustà.
La seconda fonte, altro non era che la lex emanata dal re. Roma alle origini era un regnum, il rex romano non era un monarca assoluto ma condivideva il potere con il senato, il quale vigilava sul suo operato. Le leges emanate dal re, molto plausibilmente non erano esclusiva espressione della volontà regia ma, secondo alcuni studiosi, il rex si limitava a promulgare le leges il cui contenuto era già riconosciuto e rispettato dalla comunità dei patres.
Le leges regiae avevano un contenuto sacrale, tra le più celebri si ricorda la lex Numae (attribuita a Numa Pompilio) sul parricidium. 
La terza fonte, ed è quella a cui abbiamo deciso di dedicare questo articolo, è la lex duodecim tabularum.
Le dodici tavole furono promulgate fra il 451 e il 450 a.C. Esse rappresentarono l’accoglimento di una richiesta della plebe che reclamava un diritto scritto e comune, sottratto all’opinabilità della interpretatio Pontificum. Furono redatte da una magistratura straordinaria, con a capo Appio Claudio, composta da 10 uomini, detti decemviri legibus scribundis consolari potestate. Tito Livio racconta che il decemvirato avrebbe avuto una deriva autoritaria che lo avrebbe portato a promulgare nel secondo anno due tabulae dette iniquae,le quali riflettono una nuova tendenza antiplebea, con la riaffermazione di due principi tanto contestati, quali l’assoggettamento fisico del debitore al creditore in caso di insolvenza, e il divieto di connubium, ossia di matrimonio misto fra patrizi e plebei. La tradizione narra che quando Roma nel 390 a.C. fu incendiata dai Galli il testo delle XII tavole andò distrutto. Tale leggenda fu funzionale alla necessità di riscrivere il testo delle XII tavole in nuove versioni allargate adatte alle mutate esigenze dei tempi. Il testo originale delle XII non ci è pervenuto, probabilmente il contenuto era molto modesto. Alle XII tavole fu riconosciuta una grande autorevolezza e furono considerate il fondamento dello ius civile teoricamente immodificabile.
Sicuramente le XII tavole regolavano l’antico processo privato, i diritti del creditore, la posizione del debitore, i principi regolatori della successione ereditaria, i principali comportamenti considerati offensivi dalla civitas e le relative sanzioni.
Sulla base di ricostruzioni posteriori del testo delle tavole, si ricava che venne ribadita la lex Numae relativa all’espiazione dell’omicidio involontario attraverso la consegna di un montone sacrificale (il famoso e cd. capro espiatorio) ai parenti della vittima.
Per i casi meno gravi le tavole avrebbero previsto la pena pecuniaria:

  1. 300 assi per la frattura di un osso arrecata ad un homo liber;
  2. 150 assi per la medesima offesa arrecata ad un servus;
  3. 25 assi per le lesioni fisiche di minore entità.

Per il furtum fu ammessa l’uccisione del ladro nelle ipotesi aggravate, ovvero quando questi avesse agito di notte o avesse tentato di difendersi a mano armato, in questi casi l’offeso una volta ucciso il ladro aveva l’onere di far accorrere i vicini per renderli testimoni dell’accaduto. Nelle altre eventualità di flagranza di reato il ladro andava fustigato e, se homo liber consegnato fisicamente al derubato, in stato di assoggettamento personale, mentre se fosse stato uno schiavo sarebbe stato gettato dalla rupe Tarpea.
Alla flagranza fu assimilato il caso in cui l’oggetto fosse stato ritrovato nell’abitazione del ladro a seguito di una perquisizione, effettuata secondo un antico cerimoniale dalla valenza magica, dal derubato, il quale doveva introdursi nella casa munito di un piatto e vestito di un solo perizoma.
Nei casi di furto non flagrante la sanzione era meramente pecuniaria fissata nel doppio del valore dell’oggetto derubato.

Altri illeciti sanzionati dalla lex duodecim tabularum sono:

  1. L’occentatio, ossia pronuncia di formule magiche con l’intento di provocare la morte di un uomo, punita con la pena di morte;
  2. La maledizione del raccolto altrui o il tentativo di attrarlo nei propri terreni mediante incantesimi, puniti con la pena capitale;
  3. La sottrazione furtiva di messi, punita con la morte per flagellazione;
  4. La violazione dell’obbligo di castità da parte della Vestale, la quale era condannata ad essere sotterrata viva per ordine del Pontifex Maximus;
  5. La frode commessa dal patrono ai danni del cliente, punita con la consecratio del colpevole a una divinità infernale;
  6. La proditio, incitamento del nemico contro la patria o consegna agli hostes (i nemici) di un cittadino, punita con la morte;
  7. La falsa testimonianza, punita il lancio dalla rupe Tarpea.

Le XII tavole autorizzavano, inoltre, la vendetta privata, inoltre, erano, come abbiamo detto, immodificabili, quindi diventarono una sorta di scrigno sacro dello ius civile e i suoi contenuti vennero ripetutamente gonfiati dalla tradizione nei secoli dell’immensa storia di Roma, tutte le volte che era necessario, per nuovi fini, sfruttare l’autorevolezza della fonte decemvirale.

In calce il video sulla lex duodecim tabularum:

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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