La riforma luterana e la nascita delle chiese nazionali

La transizione dal Medioevo all’Età moderna fu, altresì, segnata da un’importante e decisiva ‘rivoluzione’ avvenuta in campo religioso, la cui influenza fu determinante ai fini dell’emancipazione dell’autorità civile dalla soggezione al potere della Chiesa e, dunque, anche ai fini della secolarizzazione del diritto.
L’universalismo religioso, retaggio della tradizione medievale, dopo una lunga crisi, protrattasi per oltre un secolo, cadde, infatti, sotto i colpi della riforma luterana. Il fenomeno, scoppiato nell’area germanica all’inizio del secolo XVI prese avvio dalle tesi di Martin Lutero (abbiamo parlato di Lutero in un altro nostro articolo in merito all’istruzione popolare clicca qui per leggere), fortemente critiche nei confronti della Chiesa di Roma.

La famosa affissione delle tesi di Martin Lutero.

La corrosiva critica luterana si appuntò, in primo luogo, sulla cd. vendita delle indulgenze: prassi largamente diffusa in ambito ecclesiastico. Com’è noto, infatti, l’indulgenza comporta la remissione dei peccati a chi, pentendosi, compia opere particolarmente meritorie. Nel Medioevo si era largamente diffusa la prassi che i Pontefici concedessero indiscriminatamente l’indulgenza a fronte del mero pagamento di cospicui donativi. Secondo Martin Lutero, quell’ignobile e scandaloso mercato del perdono praticato dal clero era il segno evidente della crisi dei valori cristiani che investiva le gerarchie ecclesiastiche e che richiedeva un deciso intervento. Secondo Lutero, gli infiniti meriti scaturiti dal sacrificio di Cristo avevano aperto la strada alla salvezza degli uomini, indipendentemente da qualsiasi intercessione e mediazione del clero. La salvezza degli uomini dipendeva esclusivamente dalla loro fede e dalla loro capacità di aderire al messaggio contenuto nelle Sacre Scritture. Soltanto queste ultime dovevano essere considerate come l’unica fonte di Verità, senza che fosse necessaria per la loro interpretazione la funzione mediatrice del clero. A ciascun fedele era concesso di poter attingere ai testi sacri di prima mano, senza dover ricorrere all’interpretazione delle gerarchie ecclesiastiche.
Per la sua critica nei confronti delle tradizionali gerarchie ecclesiastiche, il pensiero di Lutero riscosse notevole successo. Ad emergere era, infatti, un nuovo modello di Chiesa, basato su una struttura ‘democratica’ e non verticistica, più vicina alle esigenze del popolo di Dio e più aperta nei confronti di quest’ultimo. Il mito della Chiesa universale, fortemente alimentato durante i secoli del Medioevo, crollava sotto i colpi della Riforma. Ed il quadro europeo, sino a quel momento dominato dalla visione universalistica di matrice medievale, si trovava a dover fronteggiare una straordinaria spinta centrifuga, capace di agire con effetti dirompenti sul fondamentale piano spirituale e religioso.
Fu, dunque, per effetto di questa complessa dinamica che si formarono le cd. Chiese nazionali. Esse consentirono alle monarchie di radicarsi maggiormente sul territorio, fornendo il cemento spirituale e culturale per la formazione dell’unità nazionale.
In questo quadro, nel 1438, in Francia, la Prammatica Sanzione di Bourges, emanata da Carlo VII, sancì l’autonomia della Chiesa francese dalla Chiesa di Roma. Il cd. Gallicanesimo, determinò, di fatto, l’emancipazione del Regno di Francia dal Papato. Rompendo una tradizione millenaria, il Re di Francia sottrasse al Papato ed avocò definitivamente a sé la nomina diretta dei Vescovi del proprio Regno. Il vincolo che continuava ad unire la Chiesa francese a quella romana riguardava esclusivamente le questioni spirituali.
In Inghilterra, invece, effetti ancor più rilevanti ebbe il cd. Act of Supremacy (Atto di supremazia clicca qui per leggere il testo), che nel 1534 determinò un vero e proprio scisma della Chiesa d’Inghilterra dalla Sede Apostolica Romana e la definitiva nascita della Chiesa Anglicana. Del tutto separata da quella di Roma, la nuova Chiesa faceva capo direttamente al Re e, per lui ad un vicario generale, l’Arcivescovo di Canterbury. Il Sovrano avocava a sé ogni potere in materia spirituale: era in suo potere il reprimere, l’emendare, il condannare, l’esaminare ogni sorta di abuso, errore o eresia fosse stata commessa in Inghilterra. Pur restando invariati alcuni elementi tipici del credo cattolico, alcune sensibili innovazioni riguardarono altresì la dottrina. L’abolizione del culto dei Santi e della Vergine Maria intervenne a differenziare, anche sotto il profilo religioso e spirituale la nuova Chiesa.
L’esperienza francese e quella inglese rappresentano, pur con le sensibili differenze che le caratterizzano, modelli di riferimento d’indiscutibile rilevanza. Esse assumono, infatti, valore esemplificativo della transizione dalla visione universalistica religiosa di stampo medievale alla diversa, e non meno complessa, dimensione statuale caratterizzata dalla centralità dell’esperienza monarchica ed assolutistica: svolta epocale nel mondo, ed ancor più, nell’universo giuridico.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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