Le fonti del diritto romano

Mores maiorum e leges regiae

Le fonti del diritto romano, in origine, erano essenzialmente tre:

  • I mores maiorum;
  • Le leges regiae;
  • La lex duodecim tabularum.

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    Tullo Ostilio, III re di Roma

Quest’ultima è stata già trattata in un precedente articolo (clicca qui per approfondire lo studio sulla lex duodecim tabularum).

Oggi parleremo delle restanti due fonti: i mores maiorum e le leges regiae.

Prima di tutto bisogna chiarire cosa s’intende con fonti del diritto, sostanzialmente si suole indicare tutte le realtà a cui si collega la nascita e la conoscenza di un fenomeno giuridico. Così come nell’odierno ordinamento italiano, anche in epoca romana le fonti si distinguevano in:

  • Fonti di produzione, ovvero tutto ciò che determinava la nascita di una qualche regola o norma giuridica;
  • Fonti di cognizione, attraverso cui si veniva a conoscenza di una determinata realtà giuridica.

Tale differenziazione non è sempre discernibile in quanto una medesima fonte può essere sia di produzione sia di cognizione.

Entrando nel merito dei mores maiorum (“usanze degli antenati”) essi racchiudevano nella loro sfera tutti quei comportamenti e costumi osservati dai primitivi agglomerati pre-civici; venivano trasmessi di generazione in generazione, ergo la loro autorevolezza derivava dalla loro antica origine e dalla loro reiterazione all’interno della società.

Non tutti i comportamenti reiterati all’interno della società entravano nella sfera dei mores maiorum, presumibilmente vi entravano solo quelli che coinvolgevano una pluralità di soggetti (es. matrimonio, riti funebri e repressione della violenza).

L’antichità dei mores forniva un carattere di coattività e di sacralità; i mores hanno dato fondamento al più antico nucleo del diritto cittadino, il cd. ius civile Romanorum.

Nella sua prima fase Roma ebbe la forma del regnum in cui la comunità dei patres familias ruotava intorno alla figura del rex, garante della società, dei rapporti tra i cives e delle sfera religiosa.

Queste funzioni venivano espletate tramite l’emanazione delle leges regiae, confluite in seguito in una raccolta scritta detta ius Papirianum.

Il ruolo del rex, però, non sarebbe stato quello di creatore del diritto, quindi non avrebbe creato le leggi da solo, ma con l’aiuto dei pontefici avrebbe dato formulazione solenne ai divieti già conosciuti nell’età precedente.

In merito a ciò si ricordano due norme molto discusse:

  • La legge di Numa Pompilio sul parricidium;
  • La legge di Tullo Ostilio sulla perduellio.

A Numa Pompilio risalirebbe la prima sanzione sul parricidium (da non confondere con l’uccisione del proprio padre) formulata con l’espressione:

Si quis hominem liberum dolo sciens morti duit, paricidas esto

Nella su citata legge si prescrive dell’uccisione di un homo liber e precisamente un uomo libero dalla patria potestas.

I dubbi della dottrina riguardano la sanzione prevista con la formula “paricidas esto”, che si può intendere o come sia consegnato ai quaestores parricidii oppure sia paricidatus cioè parimenti ucciso.

Con il termine perduellio si identificava il comportamento di colui che avesse tradito la patria, sfidato la civitas e i suoi dei protettori. Tito Livio racconta di un omicidio in cui il fratello uccise la sorella, in questa occasione il re Tullo Ostilio invocò l’applicazione di una lex regia cd. horrendi carminis in forza della quale il reo di perduellio, se giudicato colpevole dai duumviri e dal popolo, sarebbe stato appeso ad un albero con la testa coperta per essere flagellato a morte. L’episodio descritto mostra dei tratti leggendari però è da ritenersi storica l’antica persecuzione di determinati atti considerati dannosi per la società. La lex horrendi carminis, plausibilmente, risaliva agli albori del regno e non fu emanata da Tullo Ostilio; fu norma vigente anche durante il periodo della repubblica andando a reprimere i tentativi di restaurazione monarchica.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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