Le garanzie personali e reali nel diritto romano

Nel precedente articolo abbiamo esaminato l’istituto del mutuum (clicca qui per approfondire). Oggi approfondiamo la questione. Secondo lo schema coniato dai prudentes locali era possibile garantire il creditore mutuante inserendo nello stesso documento ovvero in altre tavole il testo dell’atto della costituzione della garanzia stessa. In 3 documenti dell’archivio il prestito viene garantito con la costituzione di un pignus, il cui valore è nettamente superiore a quello del credito cui si riferisce. In altri 3 atti vi è l’intervento di un fideiussore. Il pegno datum consisteva nella dazione della res data in garanzia dal debitore al creditore, con l’intesa che in caso di adempimento dell’obbligazione garantita il creditore riconsegnasse la res, e che in caso di inadempimento il creditore potesse alienare la res e soddisfarsi sul ricavato. Il creditore non poteva acquistare la res né appropriarsene.
Il creditore, costituito il rapporto, aveva lo:
Ius possidendi (a mantenere o ottenere il possesso)
Ius distrahendi (con l’obbligo di rendere il residuo)
Ius retentionis (introdotto in epoca classica dal patto commissorio, poi vietato da Costantino. Si introdusse la possibilità di acquisto in caso di mancata vendita: impetratio domini).

Consideriamo il formulario delle garanzie reali: In TPSulp. 51 e 52, la garanzia reale, contenuta nello stesso chirografo, è introdotta da una formula di collegamento: proque iis HS tot (= sintagma di raccordo) dedi ei (= nome del mutuante in dativo) pignoris arrabonisve nomine + id (= descrizione del pegno). In TPSulp. 55 si richiama un altro actum da cui risulta la costituzione della garanzia: scripsi me dedisse ei (nome del creditore mutuante in dativo) pignoris nomine + id (= descrizione del pegno. Al mutuo di TPSulp. 53 si riferisce la pignoris datio contenuta in un altro atto, TPSulp. 79, da cui si deduce anche il termine per la restituzione.
Quanto alla garanzia personale si ricorre alla fideiussione.
La stipulazione è una obligatio che si contraeva verbis, cioè in virtù della pronuncia di frasi solenni, i cd. certa verba, da parte di entrambi o anche di uno solo dei soggetti tra i quali sorgeva il rapporto obbligatorio. Ma la stipulatio, oltre che come mezzo di assunzione di parte in una obligatio nel proprio interesse, venne anche usata per offrire garanzie personali delle obbligazioni al creditore, proprio come documentano i chirografi della prassi campana, TPSulp. 54 e 57. Con la fideiussio un terzo prometteva, mediante una formula stipulatoria, la stessa prestazione dovuta dal debitore principale. Tale garanzia (Gai 3.116), diversamente che la sponsio e la fidepromissio, poteva accedere a qualunque obbligazione, poiché non importava la promessa di una propria prestazione con contenuto identico a quello del debito principale, ma si risolveva nell’assunzione della garanzia dell’adempimento, tout court. Pur tuttavia, le fonti sottolineano la necessità che vi sia una relazione tra le due obbligazioni. Tale garanzia, dunque, era trasmissibile agli eredi. Inoltre, la disciplina dell’istituto prevedeva un cd. «beneficium divisionis» (Gai. 3.121 ss.), secondo cui, se vi erano più fideiussori, che risultavano essere tutti solvibili, il creditore non poteva richiedere l’adempimento per l’intero ad un solo fideiussor e, comunque, ove uno di essi si fosse reso insolvente, gli altri garanti erano tenuti al pagamento della quota del fideiussore insolvente; ed un cd. «beneficium cedendarum actionum» (Nov. I. 4.1), per il quale al fideiussor fu riconosciuto il diritto ad ottenere la cessione dell’azione spettante al creditore contro il debitore principale, pure in caso di avenuta litis contestatio. Solo in età giustinianea, si ammise il cd. «beneficium excussionis» (Nov. I. 4.1), che prevedeva il diritto del garante ad essere richiesto del pagamento solo dopo l’inadempimento del debitore principale. La fideiussio è attestata in TPSulp. 54 e 57 con la seguente formula: interrogante + nome del mutuante in caso ablativo + fide et pericolo meo esse iussi (ego) + nome del garante in nominativo + pro aliquo (= nome del debitore garantito in caso ablativo). In TPSulp. 50, la menzione dell’intervenuta garanzia personale, è più breve: quam summam + nome del fideiussore in nominativo + pro aliquo (= nome del garantito in caso ablativo) mihi (= indicazione del creditore mutuante in dativo) fide sua iussit.

FONTI:

  • AA.VV.., Lineamenti di Storia del diritto romano, M. Talamanca (dir.), Milano, Giuffrè Editore, ultima edizione
  • A. Guarino, Storia del diritto romano, Napoli, Jovene editore, ultima edizione
  • F.D’Ippolito- F. Lucrezi, Profilo storico istituzionale di diritto romano, ESI Editore, ultima edizione
  • AA.VV, Storia del diritto romano, a cura di A. Schiavone, Giappichelli editore, ultima edizione
  • G. Camodeca, Nuovi dati sulla struttura e funzione documentale delle tabulae ceratae nella prassi campana, in H. Solin, O. Salomies (cur.), Acta Colloquii Epigraphici Latini. Helsingiae 3-6 sept. 1991 (Helsinki 1995) 59-77; Id., Tabulae Pompeianae Sulpiciorum. Edizione Critica (Roma 1999) I 31-38 (cfr. edizione del 1992); Id., Dittici e Trittici nella documentazione campana (8 a.C. – 79 d.C.), in M. David (cur.), Eburnea Diptycha. I dittici nell’antichità e nel medioevo (Bari 2007) 81-105; Id., L’evoluzione della forma dei documenti giuridici romani alla luce della prassi campana, in C. Masi Doria, C. Cascione (cur.), Studii in onore di L. Labruna cit. I 617-636. – Cfr. S. Schiavo, Il falso documentale tra prevenzione e repressione: impositio fidei, criminaliter agere, civiliter agere (Milano 2007) 8-11- Id. La prassi giuridica municipale. Il problema dell’effettivit

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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