L’impero Carolingio: caratteri generali

L’impero carolingio è profondamente diverso dal regno dei Merovingi di Francia: mentre quest’ultimo era laico, il primo era sacro. Carlo Magno era stato consacrato dal papa ed era il protettore della Chiesa. Mentre i re merovingi conferivano vescovati ai loro dignitari per ricompensa, Carlo concede feudi ai vescovi. La stessa cancelleria imperiale diventa esclusivo appannaggio degli ecclesiastici. È chiaro che fin quando Carlo è vivo con la sua autorità tiene a bada la chiesa; ma alla sua morte i deboli suoi successori non sapranno fare altrettanto e l’equivoco sul quale era nato l’Impero – ossia chi tra il papa e l’Imperatore avesse la supremazia – produsse una serie continua di attriti che porteranno alla crisi della lotta delle investiture.

carlomagno

L’Impero carolingio fu caratterizzato da una forte impronta germanica: in esso venne ancora conservato il vecchio concetto barbarico di stato come esercito, come insieme di uomini liberi (arimanni) capaci di portare armi e legati al proprio capo da un vincolo di fedeltà personale. Per i franchi il potere era essenzialmente una questione patrimoniale, derivava dalla ricchezza fondiaria: ciò determinava un mix tra il pubblico ed il privato. Sopravvisse anche l’antica assemblea degli uomini liberi che veniva convocata ogni anno, in genere in primavera, sotto la presidenza dell’Imperatore: presenziavano solo gli alti dignitari dell’Impero. Ma il modello istituzionale su cui si reggeva l’Impero era quello feudale, anche se la sua disciplina e la sua configurazione giuridica si formò più tardi, nel X-XI secolo. Va in proposito precisato che nelle fonti il termine feudo compare solo in età post- carolingia: fu allora che vassallaggio e beneficio si legarono strutturalmente insieme e la loro convergenza di fatto si trasformò in vincolo di diritto. Infatti nel corso dell’XI secolo il beneficio venne trasformato in un diritto reale, nel senso che la concessione di esso comportava automaticamente l’obbligo del servizio. Una spinta in tal senso avvenne nel 1037, quando l’imperatore Corrado II emanò il famoso Edictum de Baneficiis. Questo disponeva che nessun comandante di milizia (Miles), che fosse stato investito di un Beneficium su terre della Chiesa o della Corona, potesse mai perderlo se non per propria colpa, accertata da un giudizio di pari o dall’Imperatore; che alla morte del valvassore gli succedessero i figli (o i figli dei figli); che nessun signore potesse cambiare senza il consenso del valvassore, un beneficium assegnato con altro beneficium. Ma già prima il capitolare di Quiersy di Carlo il Calvo (877) aveva disposto l’ereditarietà dei feudi maggiori: in sostanza il feudo, grazie a questi provvedimenti diventava da organo di diritto privato a organo di diritto pubblico.

L’impero era amministrato da conti e marchesi. Essi erano dei capi militari che amministravano per conto dell’Imperatore, ma non erano suoi vassalli e potevano essere revocati ad nutum. Il conte amministrava la giustizia con l’aiuto di alcuni collaboratori detti scabini o vicari: essa consisteva essenzialmente nella conservazione delle consuetudini del gruppo, così come erano state fissate in raccolte scritte. Conti e marchesi erano controllati dai Vescovi e anche dai missi dominaci, funzionari alle dirette dipendenze dell’Imperatore.

La consuetudine era dunque il diritto prevalente in quest’epoca. Esse venivano raccolte nei capitolari (ordinanza regia divisa in capitoli), le fonti scritte del diritto in epoca carolingia: se ne contano diversi dal Capitolare italicum al Capitolare missorum generale al Capitolare ecclesiasticum. Quest’ultimo in particolare attesta l’attenzione per le questioni ecclesiastiche degli imperatori carolingi. La prevalenza della consuetudine determinò una particolare importanza dei notai.

Le vicende storiche dell’Impero carolingio sono note a tutti: morto Carlo Magno, il figlio Ludovico il Pio riuscì a mantenere in piedi il sistema di governo che aveva ereditato, ma alla sua morte i suoi tre figli iniziarono una dura guerra per la successione. Tale guerra finì con il trattato di Verdun dell’843 dove l’Europa trovò un assetto abbastanza stabile, destinato ad avere conseguenze secolari. La corona Imperiale venne data a Lotario che unì sotto il suo scettro i popoli germanici ed italici della cd. Lotaringia.

Grazie per l’attenzione e a presto!

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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