L’importanza dei paramenti cerimoniali nella Sicilia del XIII secolo

Nel XIII secolo il Sacro Romano Imperatore si palesava alle celebrazione ecclesiastiche con indosso una tunica e una dalmatica di seta siciliana, così come dello stesso tessuto erano calzari e calze rosse e, in ultimo, i guanti tempestati di perle. Il mantello era anch’esso rosso con dei ricami in oro raffiguranti l’effige di un leone che sovrasta un cammello, mentre intorno al bordo vi era un’iscrizione in arabo attestante che il mantello era stato confezionato, nel 1133-34, per re Ruggero a Palermo.

Corona di Costanza d’Altavilla

La corona indossata in Sicilia e nel meridione d’Italia era cinta tutta intorno come fosse di tessuto ricamato e con gioielli pendenti e scintillanti, un semicerchio che definiva il dominio temporale del sovrano che se ne fosse cinto il capo.

Le corone e i paramenti non erano semplici elementi di prestigio, erano l’esplicazione tangibile di una monarchia legata all’influenza greca, latina e araba, con il fine di innalzare il sovrano al di sopra dei sudditi. Tutte queste idee di assolutismo sovrano e impero universale ispirato all’impero romano di Costantino e Giustiniano, si ebbero in un territorio che non faceva parte di un impero universale bensì in una monarchia piuttosto giovane, con una posizione nevralgica e una bellezza senza eguali, che faceva gola agli imperatori germanici e bizantini, stiamo parlando del regno di Sicilia. Sebbene il giovane regno di Sicilia venne conquistato nel 1194 dall’imperatore tedesco, esso non venne annesso politicamente all’impero bensì rimase un’entità separata, un possesso personale dell’imperatore (quasi come gli imperatore romani consideravano l’Egitto).

In questa confusione dei rapporti tra Sicilia e Impero, un ruolo chiave lo rivestì la figura di Federico II, il quale fu l’esponente per eccellenza della identità del regno siciliano (il suo possedimento più amato).

Contribuivano ad alimentare la confusione gli stessi paramenti cerimoniali, poiché gli abiti indossati dagli antichi monarchi siciliani, durante l’incoronazione, erano stati prodotti interamente dagli artigiani di corte (arabi, ebrei o greci) voluti da Ruggero II.

Mosaico all’interno della Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (La Martorana), raffigurante il primo re di Sicilia Ruggero II incoronato da Cristo.

 

Il rosso della seta asseriva la discendenza romana del potere esercitato da colui che lo indossava, era un colore che sanciva i diritti di autorità universale e assoluta; mentre la tunica, la dalmatica e la mitra consacravano il sovrano come rex et sacerdos, in posizione di mediazione tra i sudditi e la divinità.

La confusione di cui parliamo si riferisce al rapporto particolare tra la Sicilia e il papato, alla condizione di vassallaggio (secondo il papato) dei re Normanni nei confronti del pontefice, il quale però gli aveva concesso la facoltà di occuparsi delle questioni ecclesiastiche di Sicilia senza dover rendere dettagliato conto alla curia romana. Questi sono i tempi in cui la questione tra impero e papato era al culmine, in cui nessuno dei due poteri volevi inchinarsi all’altro. Lo scontro arriverà al suo acme durante il regno di Federico II, re di Sicilia e Sacro Romano Imperatore.

Dopo aver elencato queste peculiarità e curiosità sull’importanza dei paramenti cerimoniali e sul ruolo chiave della Sicilia nella storia, rimandiamo ai prossimi articoli la trattazione delle figure dei re Normanni e delle loro azioni sul suolo siculo, per poi passare alla centrale figura dell’illustre sovrano Federico II di Svevia, figlio dell’imperatrice Costanza d’Altavilla e nipote del primo re di Sicilia Ruggero II.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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