Lo ius mercatorum

Il mercante: un nuovo protagonista.

Sul piano giuridico, la moltiplicazione soggettiva ed oggettiva dei diritti produceva un’importante conseguenza nel distinguere la condizione dei soggetti commercianti da quella dei non commercianti. E’ per questa ragione che lo ius mercatorum, ossia il diritto proprio dei mercanti, ci offre una chiara ed ineguagliabile testimonianza di che cosa abbia prodotto il particolarismo giuridico (trattato in un precedente articolo clicca qui per approfondire) nella società d’Antico Regime. In una società, come la nostra, sempre più condizionata dalla ferrea logica del profitto, è evidente che l’economia costituisca il fulcro centrale intorno al quale ruota l’intero assetto politico ed istituzionale. Per lungo tempo, tuttavia, lo status del mercante fu caratterizzato da una vera e propria ‘marginalità’ rispetto alla gerarchia sociale. Soprattutto perché itineranti, essi apparivano difficilmente controllabili e suscitavano per questa ragione la stessa preoccupazione che era destata in genere dai vagabondi. Da parte della Chiesa altomedievale il giudizio nei loro confronti era a dir poco ambiguo: alla naturale, ed almeno formale, riprovazione per lo scopo esclusivamente lucrativo della loro attività si associava la propensione a considerare i commercianti alla stregua delle altre miserabiles personae. Erano definiti tali, in generale, i soggetti giudicati deboli e nel contempo meritevoli di preoccupazione da parte dell’ordinamento: donne, pupilli, ma anche vagabondi e mercanti. Insomma, i mercanti erano considerati da un lato come soggetti potenzialmente pericolosi, perché privi di vincoli sociali stabiliti e, perciò, poco controllabili, dall’altro lato, essi erano accomunati ai viandanti, ai pellegrini, insomma, ai deboli ed ai bisognosi di protezione. Fu proprio per questa via che ai mercanti cominciarono ad essere riconosciuti i privilegi della giurisdizione ecclesiastica. Una prova eloquente è contenuta nel Decreto di Graziano, un’importante opera canonistica del XII secolo. Lo storico Piergiovanni evidenzia la perfetta assimilazione che in quel documento era compiuta tra i mercanti e le altre miserabiles personae: gli uni e gli altri potevano godere del foro ecclesiastico. Fu la prima tappa di un’evoluzione foriera d’importanti sviluppi. Nel XIV secolo Baldo degli Ubaldi indicava con chiarezza la necessità di attribuire ai mercanti «multas […] immunitates et exemptiones, quae eis benigne et sine cavillatione custodiendae sunt». Dopo aver definito optima la peregrinatio dei religiosi, melior quella degli scolari, l’insigne giurista riconosceva come bona quella dei mercanti privilegiati, «quia mundus non potest sine mercatoribus vivere».
La descrizione di queste prime tappe dà il senso di come l’immagine stessa della mercatura muti nel tempo. In quest’evoluzione, la svolta decisiva si realizzò, tuttavia, nel basso medioevo, quando i mercanti iniziarono ad imporsi come «soggetto collettivo». L’espressione, utilizzata da Umberto Santarelli, indica che i mercanti furono ed ebbero coscienza di essere un ceto, ed un «ceto protagonista»: la società comunale fu ‘mercantile’ perché questi vi esercitarono una forte «egemonia sociale, culturale, politica» plasmandone i ‘valori’, la ‘cultura’ ed il suo stesso ordinamento.
Una vivace e potente schiera di uomini dediti ai traffici esercitò, dunque, una funzione nodale nelle dinamiche della società medievale. Si trattò di una comunità numerosa, ma non fu il numero a determinarne l’importanza, piuttosto il grado di penetrazione e d’influenza che quel ceto riuscì ad esercitare sull’intera società. Fu un processo graduale ma profondo, ed incise sull’immagine del mondo mercantile in modo rilevante anche per l’età moderna. Una conferma è in una riflessione dello storico Migliorino: nel Cinquecento, quando ormai il commercio itinerante era soltanto un ricordo, il riferimento del trattatista Benvenuto Stracca alla categoria delle miserabiles personae era ormai solo un topos che serviva ad indicare la sfera dei privilegi mercantili.

Nel prossimo articolo analizzeremo il modello delle corporazioni.

Potrebbero interessarti anche...

Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *