Lo Stato Pontificio nel XVI secolo: tra guerre e tentativi di consolidamento

Riprendiamo e approfondiamo un argomento iniziato qualche mese fa (clicca qui per leggere il precedente articolo), tentando di portare avanti una riflessione chiara e il più lineare possibile sullo Stato Pontificio nel XVI secolo,  tempo in cui si trovò impegnato su più fronti nel tentativo di affermarsi come stato secolare capace di essere arbitrer mundi e non soccombere sotto le pressioni e le minacce delle altre potenze europee.

Lo Stato della Chiesa entrò di nuovo in crisi alla fine del XV secolo a causa delle guerre d’Italia (ci siamo occupati della prima guerra d’Italia in un precedente articolo clicca qui), con le lotte tra francesi e spagnoli per la supremazia sullo stivale italiano e i continui conflitti tra i ducati italiani che parteggiavano o per i transalpini o per gli iberici.

La crisi politica internazionale comportò la necessità di un riassestamento dello stato papale al suo interno. Varie città erano state perse ed era necessario recuperare la sovranità su di queste, si pensi a Bologna e Perugia che tornarono sotto l’egida papale tra il 1506 e il 1507. Ravenna e altre città della romagna furono recuperate in seguito alla battaglia di Agnadello del 1509 dalle truppe della Lega di Cambrai, istituita per volontà del papa Giulio II (Giuliano Della Rovere) per combattere i veneziani.

Le lotte tra Valois e Asburgo culminarono nel sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi (1527). Dopo l’accordo di Barcellona (29 giugno 1529) tra Clemente VII e l’imperatore Carlo V, in base al quale il pontefice accettava la supremazia asburgica in Italia in cambio del ritorno a Milano degli Sforza, con Francesco II, dei Medici a Firenze e, in ultimo, la restituzione all’imperio pontificio di alcuni territori sottratti nel 1527. Si giunse così alla pace di Cambrai (3 agosto 1529) tra Francesco I e Carlo V e al Congresso di Bologna (1529-30) ove parteciparono i principali esponenti dell’epoca. Il Congresso di Bologna doveva attuare gli accordi stabiliti precedentemente.

Come previsto dagli accordi di Barcellona, il 24 febbraio 1530, Carlo V fu incoronato dal papa Clemente VII, a Bologna, imperatore del Sacro Romano Impero. La pace permise l’inizio del nuovo periodo di riaffermazione dello Stato Pontificio e la riaffermazione dell’egemonia iberica in Italia.

Prossimamente continueremo l’analisi di questo interessante periodo di transizione, prenderemo in considerazione la guerra del sale del 1540 che portò nuova instabilità all’interno dei territori papali.

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Davide Alessandra

Scritto daDavide Alessandra

Laureando in giurisprudenza con una tesi in storia del diritto medievale e moderno dal titolo: Assolutismo illuminato in Sicilia, il progetto riformatore e il problema feudale. Appassionato di storia, di diritto e ricerche archivistiche.

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